mercoledì 26 settembre 2007

il senso del pudore

J.B. Thompson ama dire che i media hanno trasformato la visibilità. non possiamo dargli torto, dal momento che la possibilità di essere visti a distanza e di partecipare ad eventi che avvengono in luoghi o tempi lontani da noi è un dato di fatto assodato e, bisogna ammettere, meraviglioso.
la sfera della conoscenza si amplia ma cambia anche il modo con cui ci si rapporta agli eventi del mondo.
la trasformazione della politica nei secoli è emblematica: dalla sacralità del potere medievale siamo passati a politici che fanno il loro mestiere attraverso le pagine dei giornali e gli schermi televisivi.

i media possono dunque essere uno sguardo indagatore ma anche ottimi palcoscenici di visibilità.
in questa circostanza è difficile trovare un confine netto tra la sfera pubblica e quella privata, soprattutto se si tratta di fare pubblico con scandali o notizie sensazionali.

mi pare però che il giornalismo italiano abbia da tempo perso il senso del pudore nonché il fiuto della notizia, dal momento che il giornalismo d'inchiesta si conta (forse) sulle dita di una mano.
sembra invece che ci sia stia attaccando ossessivamente a certe vicende, riproponendole, sezionandole ed esaminandole fino all'infinito senza portare un reale valore aggiunto ma alimentando un voyeurismo pornografico (questa parola farà impennare gli accessi, lo so).
lo definisco in questo modo perché come nella pornografia si perde di vista la persona per concentrarsi sull'atto, così ci si concentra sugli atti delle persone stigmatizzandole. mogli, mariti e fidanzati diventano così "mostri", lo sportivo che ha fatto uso di sostanza proibite è il "dopato", la modella troppo magra è "l'anoressica" e così via.
ci si dimentica, quasi fosse un dettaglio, che dietro ogni storia, ogni tragedia, ogni fatto ci sono delle persone in carne ed ossa, che vivono, sentono, amano e sperano al di là di ogni tiratura, di rilevazione auditel e scoop.
ogni giornalista dovrebbe incollare uno specchio sullo schermo del pc, per ricordarsi che dentro alle parole che scrive c'è qualcuno che vive.

2 commenti:

Fabrizio - ikol22 ha detto...

...E tu hai scritto un pezzo stupendo.

Elisabetta ha detto...

va là, che poi arrossisco!