venerdì 14 settembre 2007

la catena del valore e della fiducia

navigando per blog (sai che novità) mi sono imbattuta in una discussione su una certa iniziativa Help 2.0 di cui però non ho intenzione di occuparmi nel dettaglio. Qui e qui trovate due dei tanti post che hanno commentato l'iniziativa.
non entrerò nel merito dell'iniziativa ma da studiosa della rete (?) mi vengono in mente alcuni appunti:
- iniziative di questo genere (vere o fasulle che siano) fanno leva non solo sul buoncuore dei geek e dei blogger, ma soprattutto sulla rete di contatti che si sviluppano tra loro.
- ancora più in profondità, esse fanno leva sulle "catene di fiducia" che si innestano nelle reti fra pari, ossia non solo sul fatto che ritenendola credibile molte persone attiveranno reti di diffusioni dell'informazione stessa, ma anche sul fatto che se una persona considerata autorevole nella rete dei pari vi aderirà, molte persone saranno spinte dalla sua autorevolezza, e fidandosi del fatto che lui/lei in qualche modo abbia verificato l'iniziativa, ad aderirivi e a diffonderla
- tutto questo avviene fra persone che non si conoscono spesso di persona ma solo attraverso la rete. ma questa è un'obiezione vecchia, radicata nel paradigma che vede la rete in opposizione con la cosidetta "real life"
- oggi questo paradigma è superato e le ICT (Information and Communication Technologies) sono considerate come radicate nella vita quotidiana. sembra una banalità (e per me è sempre stato scontato) ma per gli studiosi non è così
- questo significa infatti che non solo la rete è uno strumento di comunicazione ma è uno strumento di formazione del valore, nel duplice senso del valore economico (e Google questo l'ha capito subito, come anche altri), ma soprattutto del valore personale
- e, a mio modesto avviso, i blog hanno contribuito massicciamente a questa connotazione, offrendo uno spazio dove qualcuno si può raccontare, nei termini che crede, facendo valere il suo punto di vista, condivisibile o meno
ps: mi rendo conto che i periodi sono ciclopici, ma se pretendo un post al giorno non posso curarlo letterariamente come gli altri...la mia scrittura di getto è disgraziatamente latineggiante, spero comunque comprensibile

3 commenti:

Fabrizio - ikol22 ha detto...

Uhm scusa ma non sono tanto d'accordo sul rapportare l'adesione più o meno numerosa a un qualcosa col fatto che ciò avvenga in rete (e pertanto possa godere di un maggior numero di partecipanti).

Quello della contrapposizione rete vs. vita reale, è un fatto e prescinde dalla capacità di coesione che la rete può esercitare. Ciò che da ultimo è venuto fuori dalla rete quali gli strumenti di valore economico e sociale che tu citi, son punto gli stessi che nel tempo già scaturirono nella vita reale man mano che la gente imparò -da sola e senza Marshall McLuhan- ad aggregarsi a dar vita a relazioni, economie di scala, a... Condividere.

Aderire a qualcosa che un altro di cui ho stima già aderì, si chiama "Manifesto". I blog si chiamano "diari" e il loro renderli pubblici è a metà tra il desiderio della quattordicenne (ecco perché tradizionalmente le autrici di blog son più numerose dei maschi) che questo venga trovato e letto (salvo indignarsi) e la pruderie di chi lotrova e lo legge.

La rete ha risolto il problema: ha consentito agli uni di essere anonimi e ai secondi di veder soddisfatto il desiderio di leggere le confessioni dell'altra/o garantendole/gli pubblicità e in qualche caso fama.

Lo so, quanto sopra può apparire terribilmente riduttivo. Lo sarebbe se si ritenesse che i blog son solo questo. Lo erano, son nati così (cfr. Livejournal) oggi però si sono evoluti e in questo, sì, riconosco alla rete il facile camaleontismo di volgere in modo a volte sublime a volte miserrimo, la vita reale verso aspetti davvero nuovi.

D'altrone -e qui concludo davvero- ero bambino che ricevemmo una cartolina postale con dietro scritto tutto "un coso" dove se avessimo inviato altre 5 cartoline della specie la nostra famiglia avrebbe goduto di prosperità, denaro e non so cos'altro mentre in caso contrario la più nera delle maledizioni si sarebbe inesorabile abbattuta e il frigo si sarebbe sbrinato in estate da solo e... Anche qui non ricordo tutto. Si chiamavo Catene di Sant'Antonio. Oggi si chiama Help 2.0? Deja vu (scusa la lunghezza)

Elisabetta ha detto...

in realtà rileggendo il mio post e il tuo commento mi sembra che concordiamo...
qualche precisazione:
- non ho ricollegato l'adesione massiccia al fatto che venga in rete ma semplicemente constatavo che la catena di fiducia aumenta il numero di persone aderenti alla catena
- la presunta distanza real life-vita online era riferita ad un certo paradigma di peniero in voga fra gli studiosi soprattutto negli anni Novanta, ammetto di aver peccato di intellettualismo.
- il richiamo che hai fatto alle catene di s. antonio coglie pienamente nel segno perchè conferma che la rete non "inventa" nuove dinamiche ma ne riproduce di vecchie utilizzando strumenti diversi, anche se il blog,
- a differenza della catene di s. antonio però, ed era quello che mi premeva sottolineare, il fatto che una persona metta in mostra sè stesso in un racconto mi sembra che permetta la creazione di un legame più forte, assimilabile al passaparola, che ho chiamato "catena della fiducia"
ps: non ti preoccupare per la lunghezza come vedi c'è spazio per tutto!

Elisabetta ha detto...

errata corrige (accidenti perchè mia mamma non mi ha fatto dattilografa)
al punto uno "avvenga" e non "venga"
al punto due "pensiero" e non "peniero"