lunedì 15 ottobre 2007

intimità mediata a distanza

il già citato J.B. Thompson (un po' vetusto a livello accademico ma pur sempre dotato di un certo fascino) parla ad un certo punto di "intimità mediata a distanza" per definire il processo con cui i mezzi di comunicazione creano un legame affettivo a distanza fra le persone che comunicano e quelle che ascoltano.
è una locuzione che amo particolarmente e che mi sembra molto adatta per comprendere alcune situazioni che si creano nei blog.
comunicando via blog si apre parzialmente, infatti, un canale di ritorno, di scambio con coloro che leggono, sia questo lo spazio dei commenti, la posta elettronica o la chat privata che mette a disposizione Splinder, per esempio.
che scrive sa di non essere solo. a volte forse la presenza di qualcuno lo infastidisce, mentre altre volte lo stimola, lo fa sentire meno solo o è un'occasione di svago, e chi più ne ha più ne metta.
certo, non si parla della stessa intimità che si crea con la propria dolce metà, con i famigliari o con gli amici, è però una "bolla accogliente" in cui una persona si sente accettata e stimata (salvo episodi di stalking o trolling che mirano appunto a rompere questo fragile equilibrio), in cui può dire la sua e gli altri possono commentarla.
come alcuni mi hanno detto durante le interviste (ma è frequente trovare espressioni analoghe nei blog) questi spazi diventano "casa mia" o "il mio salotto" dove ci si trova con gli amici per chiacchierare.
rimango del'idea che sia una potenzialità davvero ben sfruttata della rete, ovviamente, fino al momento in cui non se ne abusa e diventa l'unico mezzo di socializzazione.

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