venerdì 12 ottobre 2007

lavoro & carriera

strillo su Repubblica.it in prima pagina

"Gli universitari chiedono più investimenti per la ricerca"

sto per farmi scappare il solito discorsetto retorico sul fatto che in Italia non si investe sufficientemente in ricerca.
sul fatto che le università sono luoghi dove è difficile fare carriera. sul fatto che garantire un adeguato livello di ricerca significa dare prestigio e prospettive di crescita ad un intero paese.
ecco, mi è sfuggito.
ma d'altra parte non so se ridere o se piangere.
le prospettive per me come per i miei giovani colleghi di dottorato sono grigie. quantomeno incerte e paludose. potrebbe aspettarci un fulgido futuro come un affannoso rincorrere lavori e carriere.
perchè poi alla fine, al di là dei grandi ideali, si tratta di mangiare.
il ministero e il senso comune spesso questo non lo contemplano. i soldi servono sì per la ricerca ma anche per i ricercatori che solamente garantendosi le funzioni vitali e anche un po' di vacanza ogni tanto possono produrre ottime cose.
non so cosa aspettarmi però da un Paese in cui il primo pensiero per gli investimenti, da qualsiasi partito provenga, sono i pensionati e non i giovani. il massimo rispetto va a tutti i pensionati, su questo non c'è dubbio, ma incentivare le loro pensioni serve solo a garantirsi uno zoccolo duro di elettori e non per rilanciare veramente l'andamento del Paese.
mi fermo qui, mi è già scappato fin troppo.

4 commenti:

Fabrizio - ikol22 ha detto...

Dipende da cosa tu intendi per "incentivare le pensioni". Incentivare nel senso di aumentare? Beh ci sono pensionati che con 800 euro al mese di pensione dovrebbero (il condizionale si impone): pagare l'affitto, pagare le spese e magari sfamarsi. Onestamente non me la sento di condividere il freno all'aumento di quelle pensioni.

Se invece con "incentivazione" intendi la politica volta, a dispetto degli inviti europei, a mantenere o al limite contenere al minimo l'aumento del numero di anni minimo di contribuzione in uno con l'età per poter andare in pensione, la domanda s'impone: che c'entra col denaro da doversi destinare alla ricerva e (aggiungo) allo sviluppo?

Non mi attraversa nemmeno per scherzo l'ipotesi che tu intendessi il primo caso. Sei troppo intelligente per non aver osservato come talune famiglie monoreddito si trovino in difficoltà a raggiungere la fine del mese, figuriamoci i pensionati ai quali, per contro, un Paese civile come i Paesi europei sono, deve garantire la conduzione di un'esistenza almeno dignitosa.

Nell'altro caso è allora bene dire quanto segue. Se si mantengono persone "anziane" al lavoro, le aziende le pagano percentualmente più di quanto non paghino -per lo stesso lavoro- un giovane con trent'anni in meno ma nel contempo oltre a rendere più denaro all'INPS, da questa, possono vantare maggiori oneri deducibili. Il nostro Paese è l'unico, col Portogallo, a mantenere una ritenuta previdenziale (tra datore di lavoro e azienda) su ogni stipendio, nell'ordine del 30% (fonti del '95...). Ne consegue che l'INPS ha tutto l'interesse a che non vengano svecchiate le aziende mentre queste procedono volentieri a esodi volontari anticipati sino a cinque anni prima della maturazione del diritto ad andare in pensione perché in tal guisa subiscono un forte sconto contributivo.

La natalità, per quanto modesta, è in regime di crescita e per quanto modesta, la mortalità nell'ultimo decennio è aumentata (fonti IStat). Non è vero che il Paese sia vecchio è invece vero che INPS e aziende hanno la prima interesse a che gli utili aumentino (gode infatti di splendida salute finanziaria) e le seconde a continuare fruire di incentivi senza spendere un centesimo in formazione e risorse umane perché non dimentichiamo la miopia di quel management fortemente concentrato sul risultato spicciolo di esercizio senza alcun interesse al medio e lungo periodo.

Lo so quanto sopra è lungo a leggersi e mi scuso ma davvero non v'è modo di dire altrimwenti le stesse cose (il concetto di colonna infine non aiuta) giacché è più corto di un corto giornalistico :-)

Elisabetta ha detto...

pensavo ad entrambe le cose, che non incentivano i giovani a lavorare e che si pensa solo ad aumentare le pensioni. mi spiego: non intendevo condannare l'aumento delle pensioni, anche se ricordo che per esempio la borsa di un dottorando ammonta a 800 euro mensili (senza tredicesima, senza rimborsi, contributi al minimo, ecc.)e se uno vive da solo ci deve fare stare tutto...e se vuole farsi una famiglia se lo scorda perchè non può fare nemmeno il mutuo.
la cosa che mi lascia perplessa è che si pensa solo a certe fasce di popolazione. mi era venuto in mente il tesoretto: perchè non destinarlo alla ricerca, ai nuovi progetti e non solo alle pensioni? basterebbe un equilibrio fra le due cose...aiutare chi ha un basso reddito sia in una fascia d'età che nell'altra...

Fabrizio - ikol22 ha detto...

In ciò concordo e concordo anche nel ritenere che 800 Euro sia comunque cifra vergognosa e fin avvilente per un ricercatore tenendo in buon conto, fra il resto, che il pensionato ha indubbiamente minori necessità.

Se posso però vorrei che la pressione sul Governo non fosse limitata a destinare "qualcosa" alla ricerca da questo o quel tesoretto. L'Italia, non importa quindi quale Governo lo realizzi, deve avere il coraggio di saper recuperare le imposte evase (si può, si può) limitando, nel contempo, i costi della politica (anche questo si può).

Quanto sopra unito ad ogni sorta di premio (oltre alla deducibilità) per invitare gli sponsor privati e gli incentivi alle multinazionali completerebbero il quadro.

Elisabetta ha detto...

la deducibilità delle erogazioni liberali c'è già per le imprese, è stata approvata un paio di anni fa. menca la mentalità e quindi ogni volta che si tratta di prendere una decisione manca il coraggio.
conta che ci sono anche dottorandi senza borsa, che lo fanno per amore del sapere conciliandolo con un altro lavoro...
alla fine la ricerca resta qualcosa che possono fare coloro che hanno una famiglia alle spalle che li mantenga e questo è triste perchè sarebbe bello dare opportunità a tutti senza dover emigrare all'estero o fare rinunce eccessive, come qualsiasi altro lavoro