martedì 9 ottobre 2007

the suspension of disbelief

rimango sempre attonita nel considerare lo statuto dell'immagine digitale. l'elevata manipolabilità degli scatti costituisce un terreno di disputa sterminato, che coinvolge diverse discipline. anche a livello sociale accadono fenomeni curiosi.

da quando è nata la fotografia è stata inalterabile (o quasi) e poco accessibile. immobili i nostri nonni e bisnonni stavano in posa per poter avere un quadretto famigliare, che spesso fa bella mostra di sè ancora oggi in salotto.
gli scatti dalla guerra del Vietnam hanno mobilitato l'opinione pubblica.
legata alla fotografia c'è una dimensione di veridicità, di autenticità che fa sospendere l'incredulità anche quando si guardavano foto incredibili (nel senso letterale del termine).
poi qualcosa ha cominciato ad incrinarsi. i database dei giornali sono diventati sempre più ampi e non sempre ci si è ricordati di associare all'immagine l'etichetta "repertorio". il cormorano della guerra in Iraq ne è un caso esemplare.

poi sono arrivate le immagini fatte di bit. chi non ha o non può recuperare oggi una fotocamera digitale? Photoshop è installabile su qualsiasi computer. Voilà, il gioco è fatto. come direbbe Baudrillard, "la guerra del Golfo non è mai esistita". cioè, quello che noi abbiamo visto non è quello che è accaduto (beh, non occorreva l'insigne filosofo per dirlo).
è atroce convivere con il dubbio, proprio perchè il mio cervello associa l'idea di foto con quella di veridicità e io non sono certo un esperto che può distinguere un'immagine vera da una ritoccata.

l'immagine è sempre un frammento. mio nonno e la sua famiglia immobili così come davanti all'obiettivo forse non ci sono mai stati se non in quel preciso momento. è più ritoccata la foto digitale o quella che me li fa credere austeri e felici e non disordinati e infelici?

allison jackson nei suoi lavori insiste proprio su questo aspetto, guardare per credere.

***to be continued***

2 commenti:

Fabrizio - ikol22 ha detto...

L'argomento è interessante ma il tempo poco. La fotografia in senso lato è parte di me. Contrariamente a un pensiero che vedo diffondersi: il ritocco e il fotomontaggio son da sempre stati parte del mondo della fotografia sin da quando prima del 1920 ma anche sino agli anni '40, talune "importanti" fotografie di famiglia venivano "colorate" a mano...

Da qui al fotomontaggio il passo è stato breve, con la carta e con i bytes.

Senza nulla togliere al suo successo la signorina Alison non ha inventato alcunché e, in tutta franchezza, le foto alle quali rimandi, non sono nemmeno di così alta ingegneria.

I tuoi nonni, siine certa, erano proprio là davanti all'obiettivo anche se ora, forse, si staranno domandando perché la loro nipote non scrive la prima lettera in maiuscolo dopo un punto di chiusura del periodo.

Elisabetta ha detto...

è un argomento interessante e mi piacerebbe approfondirlo, peccato che adesso la mia concentrazione sia su altri temi...
questa cosa del fotoritocco "a mano" non la sapevo proprio...questa sì che è una novità!
ps: non scrivo con la maiuscola perchè è più comodo :) quando scrivo a mano o in contesti formali lo metto sempre (per fortuna!). diciamo che è una libertà che mi concedo qui visto che abitualmente devo rispettare una serie di regole sia per il dottorato che per altre collaborazioni che implicano al scrittura!