lunedì 12 novembre 2007

ridere per non piangere...

oggi scrivo doppio perché anche questa sarà settimana di magra. apprendo tramite la SciuraPina che è apparso questo articolo su Repubblica.it.
di primo acchito mi sono innervosita, da aspirante studiosa con alle spalle due anni di lavoro sui blog e da giovane blogger in erba.
poi mi è venuto da ridere. ironicamente sorrido all'ignoranza in materia di chi ha scritto l'articolo. faccio un gioco e smonto quello che ho letto, vediamo cosa ne salta fuori:

"Esistono gli universi paralleli. Non c'è bisogno di dimostrazioni scientifiche, è sotto gli occhi di tutti, a distanza di un clic. Molto di quel che accade è già avvenuto prima. E dopo essere accaduto può essere replicato all'infinito. La realtà è una profezia che si autoavvera. Nonché, spesso, uno spettacolo di seconda visione. Un momento incidentale tra la prova generale su You tube e le infinite riproposizioni in altri siti. È la messinscena di una sceneggiatura chiamata blog."

già l'attacco del pezzo avrebbe materiale per una tesi: gli universi paralleli esistono ma sono a portata di un clic non sono poi così paralleli, perché geometricamente ciò che è parallelo non si incontra mai. questa è geometria. c'è bisogno di dimostrazioni scientifiche perché io mia nonna in un'altra vita non l'ho mai vista, e nemmeno me stessa nel futuro che vorrei o che non vorrei. va beh, la profezia che si autoavvera è una roba vecchia, di cui avevamo già parlato. una messinscena chiamata blog. a mio parere se i blogger fossero sceneggiatori la qualità della fiction italiana subirebbe un innalzamento vertiginoso.

"Non è la realtà a condizionarli, ma viceversa"

bella teoria sociale, non pensavo che bastasse dire così per comprovare un'azione dei media sulla realtà che nemmeno il buon Marx con la sua teoria dell'ideologia era riuscito a dimostrare o i suoi prosecutori della scuola di Francoforte. complimenti, la prossima volta suggerisco che al posto di una ricerca sul campo si può fare un bell'articolo su un quotidiano online, si risparmiano di soldi e di tempo.

"Qualunque cosa esiste solo se può essere mostrata"

insomma, Berkeley e Hegel erano dei dilettanti, passiamo dalla sociologia alla filosofia, manco la Treccani riesce a fare di meglio. detto fra di noi, quasi tutta la realtà esiste solo se può essere mostrata, agli altri o a noi stessi, altrimenti vivremmo nel vuoto.

"Quali sono le ragioni che spingono un numero crescente di persone, sempre più giovani, verso questo altrove? La risposta, probabilmente, si chiama "SEM", acronimo che comprende Solitudine, Esibizionismo, Mercato"


questa teoria della SEM mi mancava. la fonte è un optional, come sempre.

"Prendiamo il blog. In fondo è la versione contemporanea del diario. Il diario è, inevitabilmente, solitudine. Lo si scrive in prima persona, in una stanza chiusa, soli contro il mondo, confessando, analizzando, per abitudine adolescenziale, suggerimento del terapista, ossessione di documentare, almeno a se stessi"


il diario può essere solitudine, ma ci sono fior fiori di psicologi, analisti e filosofi che riconoscono alla narrazione un valore importante per la costruzione dell'identità, proprio perché scrivendo ci si racconta e ci si raccoglie, si riflette su sé stessi. leggere "Blog-grafie" di Di Fraia per credere. e poi non scrivono solo gli adolescenti, basti pensare di quante personalità illustri sono stati ritrovati i diari e quali profonde riflessioni sono emerse. in fondo anche Agostino era un principiante, lui e le sue "Confessioni".

"Nella solitudine odierna si compilano blog"

fino a prova contraria il fatto che un blog sia pubblico è indice del fatto che qualcuno può leggerlo. se qualcuno può leggerlo ed è mio spettatore allora non sono più solo. questa è logica, non altro. ma se scrivo per solitudine allora non scrivo per farmi leggere ma solo per me stesso, se scrivo su un blog scrivo per cercare qualcuno che mi legga e magari questo mi fa compagnia e non solo mi induce a sperimentare prove di omicidi.

"Il blog sta a You Tube come la carta stampata alla televisione. Quel che uno scrive sul blog può essere inventato, quel che mette su You Tube è filmato, documentato. Nessuno può negarlo. E allora, davvero, esiste solo se è su You Tube. Solitudine, Esibizionismo, Mercato, si diceva"


il filmato non può essere inventato? anche i grandi registi erano dilettanti in confronto al nostro giornalista. quanti prima di Youtube hanno filmato scenette o le recite della scuola? sbaglio o Paperissima è nata prima di Youtube?

"il fatto straordinario è che un ragazzo comune, mettendo il proprio filmato sul web può finire a chattare e poi incontrare una star che aveva visto soltanto al cinema. Perché nell'altrove tutti diventano star. Esiste, anche, un mercato parallelo, che consente a uno sconosciuto di procurarsi più contatti di un divo, uscire dalla solitudine e, tramite l'esibizionismo, approdare al mercato"

io non ho mai chattato e non ho mai incontrato star, in compenso ho incontrato persone famose senza dover accendere il pc, per caso. a quanto ne so la rete ha sempre avuto grande rispetto per i contenuti trasmessi e quelli che diventano famosi non lo diventano per i contenuti osceni ma per quelli positivi. ci sarebbero valanghe di persone da citare che hanno usato la rete in modo positivo e sono diventate qualcuno, altre che sono state ostracizzate perché pubblicavano contenuti non adatti. prima che i delitti fossero commessi, chi aveva visto quei blog e quei filmati?

"Non ci sono valori né disvalori. La realtà è film, quindi ingiudicabile"

certo, se proseguiamo sulla logica dell'universo parallelo, in quanto parallelo i nostri valori non valgono. ma io sono sempre la stessa persona e benché in rete mi conceda di enfatizzare o limitare qualche aspetto (come peraltro accade nelle relazioni faccia a faccia) i miei valori sono sempre gli stessi.

"La generazione You Tube non è pericolosa perché usa questo mezzo, ma perché manda un messaggio: "Guardami, sono solo, non ho niente da dire, ma dedicami la tua attenzione, ascoltami, leggimi, comprami o ti sparo e poi, forse, mi sparo""

e la scuola? e i genitori di questi ragazzi dove sono? lo strumento non è cattivo di per sé come vorrebbe farci credere questo articolo, ma è l'uso che se ne fa che può essere buono o cattivo. depreco ogni uso che viene fatto negativo della rete, così come di ogni altro strumento. sui coltelli da cucina, che permettono di realizzare manicaretti così come di far fuori qualcuno nessuno si è mai permesso di scrivere niente perché si sa che è uno strumento utile ma che può anche far male.
l'educazione è la chiave per ottenere responsabilità civile anche su internet. a partire dai genitori che troppo spesso non conoscono gli strumenti che usano i loro figli, a partire dai giornalisti che non fanno né educazione né informazione con questi articoli demonizzatori, a partire da chi dovrebbe vigilare sui contenuti. solo così si potrà creare una responsabilità civile che non c'è, i fatti di ieri lo testimoniano così come il fatto che pochi si fermano ad aiutare qualcuno per strada. figuriamoci allora se qualcuno segnala un abuso in rete.
al contrario di quanto si sostiene nell'articolo la rete non è altrove (teoria sociologica sulla rete ormai superata da anni, emersa quando la rete e gli studi erano alle prime armi) ma è con noi, uno strumento come l'auto o come la radio. per alcuni che ne fanno un uso distorto c'è un universo di persone interessanti, allegre e simpatiche che hanno trovato nella rete un mezzo per esprimersi e per conoscere persone nuove. ma non proseguo oltre altrimenti vi scrivo la mia tesi.
sono nuovamente amareggiata per questa superficialità chi dovrebbe aiutarci a capire come vanno le cose, per questo qualunquismo che riempie un articolo di luoghi comuni prendendo il caso negativo come norma, un po' come se si dovesse giudicare la nostra società a partire dai reati per cui la gente è stata condannata. è ora di finirla e di essere persone serie e responsabili, soprattutto quando si scrive in pubblico, in un blog o in un quotidiano online, come in questo caso.

8 commenti:

Gianluca ha detto...

Troppo lungo il post ... ho rinunciato, ma ritornerò a leggerlo con attenzione.

Elisabetta ha detto...

hai ragione...ma non ho resistito!!

Sergio ha detto...

Tanto per dire SEM Solitudine, Esibizionismo, Mercato se l'è inventato: con google saltano fuori più o meno 900 risultati e per quello che ho visto tutti relativi all'articolo.
Su Internet solitamente l'acronimo SEM sta per Search engine marketing.
Poi 'sta idea che la YouTube generation sia composta da psicotici assassini è fantastica.
Esiste una realtà parallela: penso che ci vivano i giornalisti di Repubblica.

Fabrizio - ikol22 ha detto...

Molti anni fa (1995 o giù di lì) lessi un articolo (questa volta su La Stampa) con pretese non sociologiche ma divulgative circa la tecnica attraverso la quale si naviga in internet, da far letteralmente impallidire.

Scrissi al giornale documentando le fesserie scritte e conclusi offrendomi per il futuro di volentieri "aggiustare il tiro" in qualcuno degli articoli che intendessero ancora pubblicare sull'argomento. Fece eco l'autore dell'articolo col supponente tono di chi prende in giro...

Tempo fa Il Sole 24ore scrisse una corbelleria, scrissi all'autore che mi rispose dicendo "...ah sì, lo sapevo, è una svista...". Ma come, è così che controlli quello che un Direttore ingenuo e un editore imbecille permettono?

La Repubblica. Circa l'edizione online diretta da quel "grand'uomo" che si crede Vittorio Zucconi fornisce un ventaglio di notizie parziali volte unicamente alla spettacolarizzazione tacendo, come ovvio, "la notizia" in quanto tale.

Dunque Elisabetta, cosa pretendi da costoro?

Elisabetta ha detto...
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Anonimo ha detto...
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Anonimo ha detto...
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