lunedì 17 dicembre 2007

historia vitaque magistrae

oggi ricorrono i dieci anni dell'invenzione del termine weblog, ormai comunemente abbreviato come blog.
siamo su un blog e quindi facciamo un po' di metariflessione, ossia di riflessione sull'attività che stiamo facendo.
anche Repubblica dedica un articolo all'argomento, non troppo approfondito ma anche senza troppo mordente. vediamo allora di capire un po' cosa ci dicono il decalogo dell'articolo di Jorn Barger e la storia del blog.
tutto il decalogo di Barger è improntato sull'espansione e l'utilizzo corretto del blog come raccolta e link di siti interessanti. questa è la funzione originaria del blog che è nato come pagina web creata ad hoc da utenti esperti della rete per raccogliere i propri link commentandoli. questo va però a sua volta compreso nel contesto della rete: nel 1997 internet era in espansione e gli appassionati andavano letteralmente a caccia delle nuove pagine, ma quando sono diventate troppe c'era la necessità di raccoglierle in un unico spazio.
il blog dava anche due possibilità in più: corredare i link di una valutazione personale e renderli pubblici e condivisibili. all'epoca i commenti non esistevano ma si conversava via e-mail o ICQ, in modo complementare al blog.
fin qui la storia (almeno nella sua prima fase iniziale).
ora mi chiedo: come mai da qui il blog è diventato un diario o un raccoglitore di pensieri, o ancora ci sono blog giornalistici e aziendali?
è il dilemma su cui mi batto da due anni e che ha animato la mia tesi.
il mio umile parere, che qui solo accenno per scaramanzia, è che ci sia un azione reciproca fra il sociale e e il tecnologico per cui l'innovazione non solo viene recepita ma anche modellata da coloro che la utilizzano. questo vale ancora di più per il blog in cui l'autore non è solo un fruitore di un prodotto già completo ma agisce attivamente a produrre il suo contenuto, anche nella misura in cui gli venga già fornito lo scheletro della struttura come fanno i servizi di web hosting.

3 commenti:

Fabrizio - ikol22 ha detto...

Lo scorso 4 Dicembre scrivevi di coloro che sostengono come i gruppi sociali influiscano su alcuni artefatti tecnologici sino a influire sugli artefatti stessi. Se non temessi di venire bollato come supponente direi che costoro hanno scoperto l'acqua calda.

La stessa storia della rete ci insegna come in parte diverso e limitato fosse la ragione del suo nascere ma la storia in generale è costellata di mille altri esempi del genere.

D'altronde queste modificazioni sono tanto naturali quanto necessarie nell'evoluzione della rete. Si pensi ai newsgroup... Non che siano abbandonati ma poco alla volta hanno ceduto il passo ai Forum.

I primi messenger: ICQ, come ben ricordi, di origine israeliana (io avevo lo uin 120961: uno dei primissimi, poi rubatomi con una delle prime opere di phishing) serviva giusto per scambiare qualche battuta online anziché scriversi. Per giungere alle moderne forme di chat interattive.

Cosa però spinge la collettività mondiale a far dei blog i blog? La stessa cosa che spinse l'uomo a vergare la pietra. I newsgroup, i forum, i messenger e persino le email non consentono di tenere l'insieme delle cose dette. Sono volatili e dispersivi, naufragano nella rete negli hard disk spezzati di ognuno: parole al vento. L'uomo invece ha bisogno di lasciare un segno, che vada oltre alla procrezione, che sia davvero qualche cosa di suo e che rimanga raccolto e immutabile nel tempo: i blog.

Hai mai trovato il blog di qualcuno che sai essere ahimé scomparso? Ti vengono i brividi ma è lì, sembra vivo e vive davvero in quelle parole... Mi spiace questo dilungarmi in un argomento che non è propriamente materia di "commento" ma costituisce fonte per altre discussioni.

Elisabetta ha detto...

la tua osservazione è giusta: spesso i ricercatori scoprono l'acqua calda. ma la vita viene prima del pensiero e quindi prima accadono le cose, poi gli studiosi cercano di comprendere, salvo alcuni particolarmente illuminati che riescono ad anticipare le tendenze.
la loro originalità è stata quella teorizzare diversi modelli che potessero spiegare il modellamento sociale anche di artefatti "insospettabili" come i missili da guerra o la bicicletta.
l'applicazione alla rete è forse più naturale anche a livello intutitivo proprio perchè è un ambiente in cui gli utenti hanno un ruolo inedito rispetto ad altre situazioni.
sulla resistenza al tempo penso che sia proprio così: il blog è un post dove rirtovarsi e ritrovare a distanza di tempo...

Anonimo ha detto...
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