martedì 4 dicembre 2007

tecnologia & co.

sto lavorando in questi giorni su un paradigma di ricerca che mi sembra molto interessante. questi studiosi, i cui lavori sono noti con il termine ombrello di social shaping of technology, affermano, in modo molto terra terra, che gli artefatti tecnologici non rimangano invariati nel corso del tempo e del loro uso, ma che vengano diversamente interpretati dai diversi gruppi sociali e che questa diversa interpretazione influisca sugli artefatti stessi. si contesta cioè il determinismo tecnologico, che suppone invece un diretto impatto sociale sulla società da parte della tecnologia.
inizialmente questa "flessibilità interpretativa" era imputata ai produttori dell'oggetto (inventori, designer, ingegneri, ecc.) mentre nel corso degli anni si è anche rivalutato il ruolo dell'utilizzatore finale nel modellamento sociale delle tecnologie. contemporaneamente si è anche ampliato il panorama degli oggetti studiati, dalla bachelite al computer, solo per fare qualche esempio.
prima di addentrarmi nella particolare declinazione che io ho dato a questo modello (che sarà oggetto di un altro post) vorrei soffermarmi su una riflessione.
questo tipo di paradigma è noto soprattutto agli studiosi, mentre a livello di senso comune è molto più frequente trovarsi di fronte a posizioni di determinismo tecnologico. per esempio, quando si diceva che la meccanizzazione della produzione aziendale avrebbe decimato il numero dei lavoratori. certo, questo può essere un effetto, ma non bisogna dimenticare che ce ne possono essere altri, che non necessariamente corrispondono con quelli per cui la tecnologia è stata pensata.

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