lunedì 14 gennaio 2008

going native

il buon Antonio mi ha definito "collega filosofa e blogger" a seguito del post in cui l'ho citato per i "Thinking Blogger Award".
è stato un onore. per prima cosa "filosofa". magari! per ora sono un'appassionata di filosofia che poi si occupa di tutt'altro. forse in un domani molto lontano partorirò una corrente di pensiero tutta mia, e allora deciderete che sarà meglio mettermi in un ex-manicomio perché pensare troppo, come ho già avuto occasione di dire, crea dei leggeri disturbi alla personalità.
e poi "blogger", ma su questo ho dei dubbi: io sono proprio una blogger in erba che si è accostata a questo mondo alla rovescia, ossia prima per curiosità verso coloro che erano già blogger e poi come sperimentatrice in prima persona.

direi che l'esperienza è positiva. al di là dei dibattiti squisitamente etnografici sul "going native" (ossia sull'assimilazione eccessiva al soggetto di studio) devo dire che provare in prima persona serve per togliersi alcuni dubbi, per farne venire altri, per vedere cosa succede effettivamente con un blog.
e succede davvero, per esempio, che se vai in giro a commentare e partecipi ai contest il contatore dei tuoi accessi sale, mentre se stai nel tuo angolino non ti si fila nessuno (scusate, è un'espressione poco accademica ma rende bene).

mi viene però spontanea questa domanda: con le rete non doveva accadere che tutti dovevano essere visibili? bisogna intraprendere strategie di marketing per farsi notare? ma soprattutto: non è che siamo davvero troppi?

7 commenti:

Fabrizio - ikol22 ha detto...

Non è esattamente vero che in rete tutti ti vedano. Quando introducevo all'informatica ragionieri ingrigiti e diffidenti (per non dir ringhiosi), sostenevo -e ancora sostengo- che l'uomo ha realizzato i computer prima e i processi informatici nonché le architetture dei sistemi a inconsapevole immagine e somiglianza col suo cervello. Così la rete.

La rete è in parte una copia virtuale della vita in cui -di questa- vengono replicate, se necessario, anche le storture. Conosci qualcuno? Allora sei a posto a prescindere. Apri un sito per tuo conto? Come dici: non ti filerà mai alcuno. Apri un blog su una piattaforma nota (che è cioè conosciuta)? Prima o poi qualcuno arriverà...

In quest'ottica siamo troppi se anche sulla terra siamo troppi. Oggi, sinceramente, non lo credo.

Elisabetta ha detto...

la tua obiezione è giusta. io però intendevo riferirmi ad uno dei primi "miti" della rete secondo cui essa avrebbe contribuito a diffondere nuovi modi di partecipazione alla vita sociale e strutture di relazione, non replicando quelle "vecchie" come invece in parte sta accadendo.

Antonio LdF ha detto...

Beh è una cosa che ho notato anche io spesso e non molto volentieri. Lo stesso fenomeno succede anche con l'adesione a eventi come i Camps, contest etc, ma i contenuti fanno a volte troppo poco anche se di certo hanno un peso.

Siamo troppi, è vero, ma abbiamo anche delle belle smanie di protagonismo e quando sono in pochi a visitarci quasi ce ne dispiacciamo!

La razza dei blogger è davvero misera a..lo è infinitamente quando utilizza termini porno per esser indicizzata, lo è quando segue e commenta solo quelli famosi, lo è quando utilizza MyblogLog et similia solo per farsi vedere in giro.

L'utopia dell'essere leggibili da tutti è lontana dalla realtà, ma in potenza è realizzata già da anni. Io credo però che l'utopia più grande sia quella relativa all'educazione dei blogger ad una Rete di contenuti e non di protagonismo...

Amen..
p.s. è molto probabile che presto saremo concittadini!
;-)

Elisabetta ha detto...

@Antonio: sono perfettamente d'accordo con te. molto spesso ci si illude di saper usare la tecnologia dal momento che la si sa far funzionare, mentre saperla usare dipende anche dall'educazione.
anyway, se il blog permette di sfogare un po' di sano protagomismo (nei giusti limiti)...perchè no?!?
ps: concittadino di Milano o Bergamo?

Elisabetta ha detto...

ps per Gianluca e Fabrizio: avete visto come ho imparato ad usare il tag HTML?!?

aiellogianluca ha detto...

Brava!
Almeno il blog è servito a qualcosa!
(Risposta all'HTML)


Riguardo all'ascesa dei blogger, un caso emblematico è catepol, arrivata nei top-ten, furbescamente, a colpi di link e a colpi di 4-5 post al giorno.
Pubblicamente lei ha dichiarato che quello è il suo fine.
Il mio fine è quello di creare relazioni e imparare. Ecco perchè il mio blog ha questo nome: "Bloggando s'impara!"
(Risposta al post)

Elisabetta ha detto...

questo è quello che mi affascina del blog: che, data la sua flessibilità, ciascuno possa utilizzarlo nel modo che ritiene ritiene più utile...