giovedì 17 gennaio 2008

idoli del teatro

è qualche giorno che medito sulla questione, ma solo adesso mi è venuto lo spunto per scrivere un post, da appassionata della filosofia. mi riferisco alla polemica fra gli scienziati della Sapienza e il Papa Benedetto XVI. non voglio esprimere un mio parere direttamente sulla questione ma metterne in luce criticamente uno snodo importante.

il dibattito non si colloca, infatti, a livello scientifico ma filosofico. gli scienziati non sono in laboratorio a fare esperimenti, ma stanno dicendo cos'è per loro la scienza, fornendone anche una valutazione: la scienza deve essere libera, senza costrizioni da parte di realtà esterne. non sto dicendo che non debbano farlo, ma questa loro posizione (che, è giusto riconoscere, non è sposata da tutti) è un'assunzione di derivazione illuministica, che nasce dal divorzio settecentesco fra ragione e fede.
dall'altra parte troviamo la Chiesa difende il suo punto di vista secondo cui tutti gli atti umani, e quindi anche la scienza, vadano subordinati al messaggio evangelico.
questo fa riflettere sulla natura degli assunti che spesso adottiamo comunemente nel ragionare, che non sono da sempre connaturati al modo di pensare ma dipendono da convinzioni che si sono sedimentate nel senso comune, anche senza spingersi ad affermare un costruttivismo radicale della cultura.

in molti penserete che questo post è solo un astruso esercizio di stile, ma a volte disinnescare gli "idoli del teatro" di baconiana memoria servirebbe a distinguere ciò che è negoziabile, e su cui quindi si può trovare un compromesso, da ciò che invece è costitutivamente connaturato al modo di pensare di una determinata posizione e, pertanto, irriducibile. su certe questioni, in sostanza, si può anche dialogare in modo cortese ma ciascuno, al termine, rimarrà ancora della sua posizione. essere consapevoli però che ognuno ha un proprio punto di vista è già un passo avanti per evitare uno sterile dogmatismo. alla fine, anche se ciascuno rimane del suo parere, un vero dia-logo può essere comunque arricchente per tutte le parti implicate.

2 commenti:

Fabrizio - ikol22 ha detto...

Hai ragione se il dialogo, anzi, come l'hai definito tu: "un vero dialogo" fosse appunto tale.

Il dogmatismo con cui si enunciano certuni assiomi talvolta fin con pretese conoscenze che afferiscono più all'alveo della ragione che non a quello più consono al precetto cristiano e cioè del mistero della fede e del dubbio per eccellenza, porta alla lunga a irrigidimenti che non favoriscono alcun dialogo.

林依晨Amber ha detto...
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