venerdì 15 febbraio 2008

reality show

lunedì fra le 22.45 e le 23.30 devo ammettere che ho violato il mio proposito di non immischiarmi con i reality show e mi sono guardata un po' di Grande Fratello e, se non fosse stato per l'interruzione pubblicitaria, sarei anche andata oltre la visione di un'oretta scarsa.
la molla ispiratrice di questa azione della tarda serata è stata la pulce nell'orecchio che mi diceva "vuoi occuparti di media? prima di tutto guardali e poi cerca di capire perchè la gente li guarda".
bene. sul perchè la gente guardi un reality penso ci si possano scrivere fiumi di inchiostro e giga di lettere digitali. mi fermo su un aspetto.
le passate edizioni del GF erano state progressivamente caratterizzate da un gusto sfrenato per l'eccesso, per la scelta di mescolare profili caratteriali bizzarri con prove sempre più inverosimili e scambi improbabili fra discariche e suite di lusso.
quest'anno la formula condominio ripaga perchè riporta il reality vicino alla gente. beninteso che in un reality show abbiamo sempre una simulazione di realtà perchè nessuno può ignorare la presenza di una telecamera 24 ore su 24, in questo caso l'abbassamento dei toni ha fatto prevalere il ritorno ad una dimensione più normale, accettabile, e soprattutto patemica. più che gli estremi vengono messi al centro sentimenti che chiunque potrebbe provare: il padre che riceve il videomessaggio del figlio, la famiglia intera nella casa che si difende con le unghie e con i denti, le insicurezze dei concorrenti.
a questo si unisce la limitazione dello sbrodolamento a cui questo format nel nostro paese è stato destinato, contenendone la durata entro la canonica mezzanotte, o poco più.
i dati auditel (e di conseguenza gli inserzionisti pubblicitari), almeno per ora, ripagano, anche se contro la celebrazione dei 150 anni del miracolo di Lourdes poco può fare anche il GF. in fondo siamo sempre un paese cattolico e questo si vede anche nelle scelte di consumo.

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