mercoledì 27 febbraio 2008

sanremando nel baratro

sarebbe fin troppo facile sparare a zero per la seconda volta sul Festival, data l'impietosa prestazione di ieri sera, ma, proprio perché è facile, lo faccio.
devo ammettere che sono riuscita a perdere ben 2 ore della mia serata cercando di comprendere l'arcano disegno degli ideatori di questa edizione. non l'ho trovato.
ancora una volta sono divertenti le gag di Chiambretti, Baudo ieri era un po' meno stoccafisso ma le canzoni sono sempre terribili. abbiamo a disposizione 7 toni, più tutti i diesis (o bemolle che dir si voglia), tonalità maggiori e minori, melodie, armonie, parole, ma immancabilmente si sfrutta un accordo, la sua fondamentale e poco altro. ci sono giovani talentuosissimi, che amano il jazz, che hanno cominciato a cantare nella culla, che hanno fatto tutti i concorsi mondiali, beh, che tirino fuori la loro bravura nel canto o nelle composizioni.
la fanciulla di turno, Bianca, (alla faccia dell'emancipazione femminile) rimane un soprammobile che ha anche poca grazia nel porsi dal momento che quando solleva le gonne del vestito per spostarsi sembra la serva di corte, probabilmente pensava di interpretare ancora Assunta Spina. le hanno fatto anche fare ben una domanda a Simon Le Bon per dimostrare che parla un inglese fluente. bene, lo parlo anch'io ma non ho bisogno di interrogare il primo che passa per mostrarlo.
questa parabola discendente, inevitabile e ineluttabile della kermesse sanremese (in qualche modo tipizzata dalla Bertè) mi affascina: è difficile costruire un idolo nazionale, vediamo quanto ci vuole a distruggerlo del tutto.

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