martedì 26 febbraio 2008

sanremando

ammettiamolo, sparare a zero sul Festival nazionale è fin troppo facile e scontato, ma chi si occupa di media non si può certo esimere di fare una riflessione su una delle kermesse più importanti della storia della televisione e della cultura italiane, diventata uno dei dinosauri che ci ostiniamo a portare dietro.
la polemica: oltre 9 milioni di telespettatori sono pochi. in valore assoluto smettendo di pensare che stiamo parlando di Sanremo non sarebbe un cattivo risultato. però c'è da considerare che gli investimenti sono tali che gli organizzatori si aspettano di fare il botto per recuperarli grazie agli inserzionisti pubblicitari.
Baudo quest'anno aveva promesso di riportare il festival ai fasti antichi, si era dimenticato però che stiamo parlando di una kermesse canora. quindi va bene Chiambretti in forma che fa ridere, va bene la Osvart che stona ma non vanno bene i cantanti che stonano e cantano motivetti degni di uno che canta sotto la doccia. se il mio insegnante di canto ha i brividi quando ode una nota ben fatta e io invece quando ne sento una pessima, ieri sera temevo di avere preso la febbre. i testi superano le 100 parole di baudesca memoria del vocabolario di un italiano medio solo se si comprendono al loro interno anche le coniugazioni dei verbi.
per non parlare poi del look dei cantanti: passi anche il pellicino ecologico leopardato dei FrankHead, quantomeno originale, ma la Tantangelo vestita da "nonna Abelarda" (cito testualmente il commento in diretta di mia madre) e L'aura sono veramente al di fuori del buon gusto. l'immagine del Festival passa anche attraverso questo e non solo i vestiti rosa della modella ungherese.
alla luce di tutto questo, se devo dirla sinceramente, mi stupisco davvero che si siano riusciti a raggiungere i 9 milioni di spettatori, considerando la notizia boom che la Sciarelli raccontava due porte più in là.
quali spiegazioni trovare al di là di pensare che tutti avessero l'auto rotta per uscire o il dvd guasto per vedere un buon film? in primo luogo mi viene da pensare che abbia pesato la mancanza di alternative valide dal momento che la concorrenza ha cambiato la propria programmazione per evitare di flop clamorosi. siamo ancora in inverno e quindi raramente le persone escono a farsi un giro infrasettimanale, preferendo il caldo divano. Baudo fa poi la sua parte, anche se risulta sempre troppo ingessato e brilla meno che nel passato.
secondo motivo: il Festival è comunque un evento che catalizza l'attenzione, quantomeno suscitando la curiosità di vedere che cosa gli organizzatori di turno abbiano cambiato nell'edizione in corso. è un evento che rimane sempre una parte della nostra cultura popolare, che ha fatto l'Italia e che quindi è parte del nostro vissuto, sia che lo amiamo sia che lo odiamo.
terzo, anche la musica fa la sua parte: dopo decenni di canzoni celebri lanciate proprio dal palco dell'Ariston si spera sempre di trovare la nuova "Volare" nascosta fra i meandri delle lobby discografiche.
attendiamo di scoprirla sperando che il festival si liberi della carcassa da dinosauro e più che cambiare formula muti le logiche di assegnazione del potere che condizionano ogni livello, dalla scelta dei presentatori a quella delle canzoni.

1 commento:

Fabrizio - ikol22 ha detto...

Direi che in quella speranza racchiusa nell'ultimo periodo del tuo articolo si condensa la stanca motivazione di quei 9milioni (stimati) di individui. Non vedo tuttavia come sotto la direzione DelNoce, la supervisione del vero direttore generale RAI: Vespa e la direzione artistica: Baudo o altro genio da questi designato ci si possa scrollare di dosso le miette, i cutugno e le tatangelo