mercoledì 12 marzo 2008

music is my life

questa volta permettetemi di esultare sul fatto che avessi previsto il fallimento del talent show in partenza su rai2, che peraltro segue quello di un altro programma simile negli intenti condotto a suo tempo da Miguel Bosé.
il contrasto è stridente: basandosi su un format simile Amici spopola e gli altri crollano. vediamo di capirne il motivo. per prima cosa lo show della sanguinaria non fa solo cantare i poveri malcapitati in cerca di successo ma anche ballare, recitare, studiare giorno e notte, sfidare con turni impossibili e quant'altro si possa pensare per acuire la già complicata vita degli aspiranti artisti professionisti. negli altri si canta e basta, il che si traduce in una potenziale noia anche per chi, come me, ama il canto. non si deve trascurare il coinvolgimento patemico portato all'eccesso che si attua nella trasmissione mediaset, che porta una forte attenzione da parte dello spettatore non solo per la parte artistica ma anche per tutto il portato di pianti e litigi che vi ruota attorno.
in secondo luogo, è difficile che in Italia si trovi un nuovo cantante a tutto tondo con un talent show (e questo è comprovato anche dalla scomparsa dai circuiti dei vincitori di Amici, relegati al teatro o al musical ma non a sbancare il botteghino delle vendite di cd) perché nel Belpaese mancano le scuole. musica si studia, tranne al liceo musicale, solo fino alla scuola secondaria inferiore, ci sono solo strutture a pagamento e raramente la qualità dell'insegnamento della tecnica vocale e di quanto ruota attorno alla performance del canto è paragonabile ai livelli delle scuole che esistono all'estero. per non parlare del livello medio di insegnamento nei conservatori che raggiunge l'ostracismo confronti della musica leggera arroccandosi in quella "classica".
terzo, la nostra industria discografica è ammalata dal morbo di Mina, per il quale una ragazza che voglia essere una brava cantante deve essere come lei: esordire a 18 anni, avere estensione, potenza, interpretazione ottima. questo sarebbe buono se non lasciasse fuori tutti quei validi cantanti che non fanno dell'urlo (degenerazione del morbo di Mina) la loro passione. in altre parole una Norah Jones o una Amy Winehouse lanciata in Italia non avrebbe mai sfondato.
quarto, l'immagine. in un mondo in cui l'immagine ha un peso decisivo i cantanti nostrani si affidano quando va bene al buon senso, quando va male a vaghi sentori. e così un settore già di per sé in crisi non ha spunti per rilanciarsi. il lavoro d'immagine fatto su Leona Lewis (10 chili in 10 giorni, abiti da favola per il video, ecc.) è solo un emblema dei tanti.
quinto, e ultimo solo per non appesantire troppo il post, le canzoni che in Italia stanno prendendo una deriva degna di finire sull'isola dei famosi, semplicemente orribili, mentre i lavori di qualità rimangono nei circuiti di nicchia.
io amo la musica, la studio praticamente da sempre e mi intristisce vedere come questi programmi sviliscano l'arte rendendola uno strumento per fare cassa o per odiarsi a vicenda. sono sempre stata convinta che l'arte non debba dividere ma unire.

2 commenti:

alessio ha detto...

Credo che il successo di Amici sia davvero molto legato a Maria De Filippi, non solo programmi simili come dici tu non hanno avuto risultati apprezzabili, ma la stessa trasmissione in una prima versione affidata a Bossari era a rischio chiusura...

Credo che la chiave sia la mancanza di una "industria dello spettacolo" in Italia, ovvero di qualcosa di serio e consolidato in cui lavori gente che di mestiere canta nei musical, balla in compagnia, scrive testi e ovviamente delle scuole per imparare quelli che sono mestieri. In Italia vige "il talento" e l'"arte".

Elisabetta ha detto...

concordo pienamente...ci affidiamo troppo spesso al sentimento dell'arte mentre anche quella, come ogni disciplina, richiede studio serio e impegno...