lunedì 10 marzo 2008

non è un paese per vecchi - questa non è una recensione

quando ho visto renato zero vestito da john travolta versione cow-boy palesarsi sullo schermo ho pensato di essere vittima di una reminiscenza platonica in cui il mio spirito precedente, evidentemente un country-victim degli anni Settanta, si stesse vendicando sulla mia attuale reincarnazione. riportata alla realtà dall'urletto della gallinella in sala che non ha sopportato a mente serena l'urto della prima esecuzione a tondino compresso, mi sono ritrovata immersa in una parabola evangelica rovesciata dove nel deserto il buon samaritano prima scappa con i soldi e poi si fa prendere dai rimorsi di coscienza. la bontà non paga e, quasi eguagliando il miglior chuck norris, il nostro eroe riesce a sopravvivere a diverse ferite e pallottole per essere ucciso da una banale crivellata di mitra insieme ad altri malcapitati che albergavano nel suo stesso motel.
avendo dimenticato la valigetta risolvi-indagini nell'ufficio di grissom solo qualche contea più in là, il bene non riesce a tenere i tempi del crimine e arriva sempre in ritardo, lasciando lo psicopatico serial killer libero di fare strage come se scartasse caramelle di tutti coloro che gli hanno dato anche solo un pochino di fastidio. la non obbligatorietà del male, così come del bene, si traduce per lui in un imperativo categorico di chiara matrice kantiana per cui nessuno (o quasi) viene risparmiato. se pazzo è chi non sa di esserlo, chi si comporta come tale consapevolmente è comunque pazzo o è un sano di mente che incarna il puro male? e chi non avverte il male morale non avverte nemmeno quello fisico? è per questo che l'eroe tragico soffre mentre il serial killer se ne va beato con una frattura esposta come se nulla fosse?
al termine di due ore tutto sommato trascorse sul filo spinato, oltre alla conferma che il bene non paga (ma per quanto riguarda questa terra era già una verità nota), rimane il riconoscimento amaro che di gente al mondo che fa del male tanto per farne ce n'è in abbondanza e non la si può chiudere in una pellicola.

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