martedì 8 aprile 2008

lo schermo globale/1

come promesso a me stessa e in un altro blog oggi inizio a raccontare quanto emerso dal convegno che si è tenuto la scorsa settimana presso la Triennale di Milano "Lo schermo globale: presente e futuro della televisione", organizzato insieme al Dipartimento presso cui ho svolto il dottorato.
premetto che non sarà una vera e propria cronaca ma piuttosto un collage di spunti che mi hanno colpito da giovane ricercatrice e appassionata dei media.
parto con l'intervento su giornalismo, nuovi media e cultura della convergenza tenuto dall'ultimo ospite straniero, Mark Deuze, insegnante presso l'Indiana University e la Leiden University. Del suo speech mi è piaciuto prima di tutto l'atteggiamento: ha fatto moltissimi esempi concreti e si è informato sulla blogosfera italiana attraverso alcuni dei blogger più noti (Alberto D'Ottavi, Dario Salvelli e Luca Conti), due dei quali sono conosciuti anche da me e questo mi ha dato l'immensa sensazione di aver capito qualcosa di giusto della blogosfera italiana durante la mia ricerca.
Oltre alla nozione di convergenza (non si deve dimenticare che Deuze lavora con il "mitico" Jenkins di Convergence Culture) lo studioso ha introdotto quella di "ecosistema dei media", ossia di un ambiente formato dai media. è un ambiente intenso, personale e sociale dove ciascuno si espone ed è esposto ad individui che sono sempre connessi ma anche sempre isolati (cfr. anche qui). i fili che collegano gli individui nell'ambiente sono le emozioni che filtrano dai loro blog, dagli spazi o dalle conversazioni.
da questo, e su questo blog ne avevamo già parlato, si genera una catena della fiducia, ossia, qual'è il criterio in base a cui le persone giudicano la validità dei contenuti immessi in rete? la fiducia, o meglio, la fiducia nei pari: "I trust people like me", ha sottolineato Deuze.
come si devono porre allora i giornalisti nei confronti di questi nuovi criteri e soprattutto di fronte alla nascita di contenuti prodotti dagli utenti che li soddisfano forse meglio dei pezzi che loro producono? è ovvio che non ci siano risposte univoche e definite, ma Deuze ha delineato tre possibili modelli:
the Star Wars model: la produzione incoraggia la creazione di UGC ma sotto la diretta osservanza di alcuni criteri stabiliti dall'alto, un "cross-media storytelling"
the Matrix model: creare un sistema, un universo di storie con il finale aperto, dare quindi un'unica esperienza attraverso più media
the mobile-multimedia social networks: guardare al problema da una prospettiva transmediale in cui si uniscono diversi media ad un unico scopo.

come mi è già capitato di pensare più volte, sono ben lontana dal credere che il giornalismo sia morto anche perché, come ha osservato anche lo studioso americano, i blog che si occupano di newsmaking sono solo il 16%. ritengo che il giornalismo possa vivere ancora a lungo se impara ad adeguarsi ai nuovi strumenti e ad inserire nuove logiche di produzione e di notiziablità nei suoi sistemi. prima di tutto occorre però alfabetizzazione e istruzione ai nuovi media, altrimenti continueremo solo a vedere pasticci.

3 commenti:

Dario Salvelli ha detto...

Ciao Elisabetta, grazie per il report. Purtroppo come detto a Deuze sono molto lontano da Milan dunque non potevo essere presente a questo interessante incontro. A ben leggere il Matrix model è forse il modello che più mi affascina forse perchè in parte è già ciò che accade.
Se hai altre risorse e ti va di condividerle e discutere ne sarei contento.Basta contattarmi su gmail.
Un caro saluto.

Mark Deuze ha detto...

thanks for the write-up! FYI: the slideshow of my presentation is online at Slideshare: http://www.slideshare.net/mdeuze/milan-2008/

Elisabetta ha detto...

@Mark: thank you for the link! I appreciated very much your speech and I'm very pleased that you left me a comment. I wrote you an e-mail, is it arrived?

@Dario: grazie per il commento...ti ho mandato una mail su g-mail, ti è arrivata?