venerdì 11 aprile 2008

lo schermo globale/2

spulciando in modo del tutto casuale nei miei appunti, ecco la seconda puntata de "Lo schermo globale", in cui mi vorrei soffermare sul fenomeno della moltiplicazione degli spazi di visione televisiva nella città. è ormai fenomeno noto che nelle grandi città, anche italiane, si possa vedere la televisione per schermi posizionati in metropolitana, in autobus, sulle facciate esterne dei palazzi, in palestra o sul proprio tvfonino. avvengono inoltre due fenomeni complementari: gli stessi prodotti possono essere distribuiti su più piattaforme e la stessa piattaforma può espandersi ospitando altri prodotti e servizi. in modo forbito si definisce questo fenomeno "rilocazione dello spazio televisivo".
in modo del tutto naturale viene così veicolato un cambiamento di prospettiva che non è per nulla banale: si passa da una visione televisiva circoscritta ad uno spazio preciso, quello domestico, segnata da una precisa scansione di tempi e persone per far "esplodere" la bolla domestica portandola in luoghi del tutto eterogenei e con un'esperienza di fruizione che non ha nulla a che spartire con quella che abitualmente viviamo comodamente seduti sul divano di casa.
a fronte di questi fenomeni James Hay ha indicato la necessità di un ripensamento di tutte le sfere che riguardano la televisione: da quella tecnologica per arrivare a quella estetica e culturale passando per quella dell'economia/economia politica e quella pubblica.
mi vorrei soffermare sulle prime due che ho indicato: per quanto riguarda la dimensione tecnologica, la televisione subisce una trasformazione nella direzione di diventare un "technological assemblage", ossia un nodo di assemblaggio tecnologico in cui convergono processi del tutto differenti fra loro. da pezzo d'arredamento diventa una piattaforma di distribuzione di contenuti.
per quanto riguarda, invece, il secondo snodo, quello culturale, Hay ha insistito sul fatto che il nuovo modello che si afferma sia quello del "make over", della ricombinazione dei contenuti e delle piattaforme.
si pongono allora due domande ancora aperte e attuali:
quel è il ruolo della democrazia in questo panorama mediale?
che spazi rimangono di divergenza (libertà e/o resistenza culturale) di fronte alla pervasività dello schermo?
mi vorrei soffermare brevemente sulla seconda, premettendo che il mio ragionamento non vuole essere esaustivo ma sono problematizzare ulteriormente quanto emerso.
trovarci di fronte uno schermo anche in situazioni molto diverse a quelle in cui siamo abituati può essere interpretato come l'enfatizzazione del concetto di "walk-man": non è solo la musica a seguirci ma anche le immagini in movimento. i contenuti, però, sono molto diversi: negli spazi interstiziali in cui attendiamo un autobus non abbiamo tempo di vedere un film, ma solo brevi frammenti di contenuti. questo può abituare ad una visione distratta, che non focalizza l'attenzione ma che, in mancanza di panorami migliori da osservare, si sofferma brevemente sullo schermo. questa logica è stata colta bene dai redattori di free-press che distribuiscono i contenuti in spazi ridotti che possono essere letti fra uno spostamento e l'altro (e, non a caso, anche per il tvfonino si sta pensando la produzione di mini-puntate di prodotti già noti adatti al formato).
mi viene così da pensare a tre possibili forme di resistenza:
ostinatamente non volgere lo sguardo verso lo schermo
selezionare l'informazione in modo consapevole
non andare nelle grandi città (nel mio paesello, per esempio, l'unico schermo presente in centro è il tabellone delle informazioni comunali). stiamo parlando di fenomeni che interessano certamente un gran numero di persone al mondo che che, ugualmente, ampie fasce della popolazione (come le "sciure" che incontro dal panettiere) ignorano beatamente. questa è forse la forma di resistenza migliore.

2 commenti:

Francesco ha detto...

Beh bisogna distinguere. Il lo schermo pubblico non ci segue, siamo noi che lo incontriamo a seconda di dove siamo, quindi anche lì si verifica la dinamica che ne interrompe la visione al verificarsi di un dato evento (es. arriva il treno in metro). In questo scenario sì che i contenuti sono "assorbiti" con grande difficoltà, perchè si è distratti, si guarda lo schermo giusto perchè non si ha altro da fare o perchè non lo si può non guardare (es. in metro te lo trovi di fronte...)

Viceversa lo schermo dell'iPod o del videofonino è nostro e sempre a disposizione, siamo noi che scegliamo cosa e quando vedere, quindi una visione certamente meno distratta e di maggiore qualità.

La vera sfida è quella di produrre contenuti cross mediali in modo che, con un unico investimento, il produttore si trovi un contenuto di valore che può veicolare, con la stessa efficacia, in tv, su web, su mobile, ecc. (vedi il caso BBC...)

Elisabetta ha detto...

ti ringrazio per la tua ottima osservazione Francesco! in effetti la differenza fra i due schermi non è stata tematizzata ma è importante e va considerata.
quella dei contenuti cross-mediali è una grande sfida perchè non si può proporre lo stesso contenuto tale e quale per mezzi molto diversi, però è certamente una delle direzioni verso cui andrà la televisione (e il sistema dei media con essa).
buon weekend!