mercoledì 16 aprile 2008

lo schermo globale/3

a quasi due settimane dalla conclusione del convegno "Lo schermo globale" eccoci alla terza, ed ultima, puntata del resoconto sparso che ne sto facendo. dopo aver parlato del destino del giornalismo e della rilocazione degli spazi di visione è ora la volta della sessione che ha riguardato il caso FoxCrime. se devo dire la mia è stata la sessione che mi ha convinto meno perché, va bene fare la storia della televisione, ma in quanto interessata a cosa faccia la gente con i media mi sarei aspettata di sentirmi dire perché il genere crime affascina così tanto (devo ammettere di essere anch'io fra le fanatiche del genere, forse perché il mio film preferito, da quando ero bambina, è "La finestra sul cortile" del grande Alfred Hitchcock). a parte questa mia insoddisfazione del tutto personale la sessione è stata interessante perché oltre al caso di FoxCrime è stato ricostruito il successo del canale inglese Five ad opera di KimAkass e Janet McCabe.
mi intendo poco di storia della televisione ma sapere che il canale satellitare dedicato al crimine sia stato invenetato in Italia e poi esportato all'estero mi ha fatto sperare che la creatività italiana non sia ancora del tutto sepolta sotto il peso dell'importazione massiccia di format. in questo caso le campagne di lancio e di promozione del canale hanno giocato sulla commistione del registro thriller con quello ironico, in modo da rendere subito chiaro che non si trattava di proporre serie o film violenti. il prodotto di gran lunga più citato e che ha fatto da motore trainante per entrambi i canali è stato, ma lo si poteva immaginare, il mitico C.S.I. Las Vegas, una felice serie tv in cui crime, darkness e qualità di uniscono in modo mirabile.
la forza di questi canali, mi è sembrato di intuire, risiede nell'individuazione di una forte unità di contenuto che si affida ad un genere noto e già affermato presso il pubblico, nel proporre prodotti selezionati e di qualità e di costruire la propria immagine anche grazie a campagne pubblicitarie ispirate alle stesse serie proposte, cercando però di stemperare l'immagine del sangue con un po' di ironia.

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