martedì 24 giugno 2008

socializzazione viaggiante

la settimana scorsa tornavo a casa di sera, su un treno prevalentemente composto di pendolari.
il caso ha voluto che uno dei miei nuovi colleghi di dottorato sia proprio del mio paesello e quindi, quando capita, facciamo il viaggio insieme.
stavamo discorrendo di "Gomorra", il libro, il film e delle varie interpretazioni che davamo ad alcuni passaggi.
notavamo che per noi studiosi (o aspiranti tali) della comunicazione, è interessante la sequenza in cui i due ragazzi che intendono mettersi in proprio emulano una scena di "Scarface": è il primo caso (per quanto sia di nostra conoscenza) in cui si ammette l'esistenza di stilemi provenienti dal mondo cinematografico che influenzano la vita reale in un ambito del tutto particolare come quello della malavita organizzata.
il fatto che più mi è interessato, però, è stata la simpatica intrusione di una signora, anche lei sul treno con noi, che avendo visto il film e letto il libro ci ha dato una sua particolare interpretazione della vicenda del sarto. è un po' strano quando qualcuno si intromette nel tuo discorso, però è vero che quando sei seduto vicino sul treno i discorsi sono in un certo qual modo pubblici per quanto si cerchi di parlare con una persona soltanto. non essendo una questione privata mi ha fatto piacere che il film e il libro siano diventati occasione di socializzazione e di uno scambio di interpretazioni. chissà quante altre volte si potrebbero creare occasioni di questo genere ma per paura di sembrare inopportuni si tace. eppure sono interessanti scambi di opinioni (se civilmente condotti).
sarebbero questi i terreni in cui andare e vedere cosa davvero la gente recepisca dei film e dei prodotti culturali in generale: occasioni di socializzazione spontanee e non forzate (come accade in un'intervista o in un focus group) che per un ricercatore sarebbe interessante osservare come fosse una mosca, senza essere visto.

2 commenti:

Fabrizio - ikol22 ha detto...

Qual pendolare dal 1981 (!) anch'io, come credo molti altri, evito non solo di entrare nel merito di quanto talvolta gli astanti discutano ma, non nego, mi dia un po' fastidio quando il loro discutere è più volto alla compartecipazione o, peggio, al "far sentire" che non al piacere dialettico della discussione.

Ho anche però avuto modo di constatare con vero piacere come le donne, specie non giovanissime, si formalizzino assai meno e, quando la discussione non rientra negli esempi precedenti, volentieri intervengano aprendo un uscio affinché anche i riluttanti e un po' "orsi" (come lo scrivente) posssano avvalersene.

Elisabetta ha detto...

guarda, la signora in questione rientra proprio nella tua categoria. anch'io non amo rendere pubblici i miei discorsi o che le persone intervengano nei miei, ma in questo caso la situazione era simpatica