lunedì 23 febbraio 2009

5 motivi per cui non ci libereremo di Sanremo tanto facilmente

Devo ammettere di aver avuto la tentazione più volte di scrivere un post caustico su Sanremo ma poi ho pensato che sarebbe stato meglio aspettare.

In cuor mio speravo che quest'anno gli ascolti sarebbero definitivamente crollati e ci saremmo liberati da un fantasma ormai lacero che si agita nelle nostre televisioni da quasi sessant'anni. E invece no, devo ammettere, citando la Pausini, che probabilmente non ci abbandonerà ancora per qualche anno.

Ecco, dal mio umile punto di vista, perchè:
1. Bonolis aveva una missione: risollevare gli ascolti e ce l'ha fatta. Gli inserzionisti sono felici e pure mamma Rai, cosa si potrebbe volere di più? Una ricetta di show e ritmo al punto giusto con una dose (quanto basta) di polemiche ci garantiscono che almeno per una decina d'anni si tenterà ancora di rianimare l'agonizzante, con o senza Bonolis (ci sarà pur sempre qualcuno che oserà dire "farò meglio di lui").
2. Anche quelli che hanno detto "Io di Sanremo non ho guardato neanche un minuto" in fondo sanno che avranno bisogno ancora di un nemico da combattere per affermare il loro status controculturale.
3. I nostalgici della vecchia televisione, del Sanremo che "ah, ai miei tempi le canzoni erano un'altra cosa" non si priveranno certo facilmente del rito di seguire le canzoni e improvvisarsi critici musicali.
4. I media, tutti compresi e nessuno escluso, si alimenteranno ancora volentieri della carcassa - a volte misera, a volte succulenta - della kermesse soffiando sul fuoco delle polemiche o abbandonandosi nelle dolci lodi dei suoi fautori (e incrementando così le vendite e gli ascolti).
5. Ci sarà bisogno di Sanremo per sostenere i reality come "X-Factor" e "Amici", per dire che al Festival non si scoprono più i talenti, salvo poi eleggerlo contraddittoriamente ad altare della consacrazione dei nuovi idoli.

Mi dispiace ammettere che tutto questo ha già condotto alla morte della musica. Lo spettacolo di Saremo era quello delle emozioni che le canzoni sapevano trasmettere.
Le emozioni ci sono ancora: non vengono più dalla musica ma dalle vicende tormentate degli artisti di cui si segue la storia, l'evoluzione della tecnica, la crescita interiore e le liti con i maestri e i compagni.
In fondo ciò che conta è il melodramma, la defilippizzazione delle strategie narrative per cui fa ascolti ciò che si trascina in un turbinio di sentimenti dove non ci sono vie di mezzo tra bene e male, tra giusto e sbagliato. Il fatto doloroso è che anche l'audience si è tarata su questa lunghezza d'onda.
Non a caso lei, la sanguinaria, non era conduttrice, ma valletta-musa dell'ultima serata. Una definitiva elezione a legislatrice della televisione italiana.

1 commento:

Anonimo ha detto...
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