martedì 7 luglio 2009

i funerali di un uomo o la celebrazione di un mito?

Vista dall'Italia e contestualizzata nella situazione internazionale dove i morti sono tantissimi ogni giorno, la cerimonia commemorativa di Michael Jackson allo Staples Center di Los Angeles assume dei contorni decisamente surreali. E' certamente un evento mediale, ma rispetto ad altri eventi dello stesso genere, funerali nella fattispecie, mi sembra che ci siano alcuni punti interessanti da sottolineare:
- La decisione di fare due cerimonie differenti, una per la famiglia e una per un selezionato numero di fortunati fans, esprime sorta di pudore da parte dei famigliari che hanno voluto avere un momento tutto per loro, facendo solo una rapida incursione al termine della commemorazione allo Staples Center.
- Conseguenza di questa scelta è il fatto che, a differenza dei funerali di Lady Diana o di Giovanni Paolo II (perdonatemi l'accostamento), il pubblico non partecipa strettamente al lutto ma al ricordo, e quindi non tanto alla perdita dell'uomo Michael Jackson quanto del mito.
- Per fare questo è stato scelto uno stadio, che ha un valore simbolico in senso stretto poiché il cantante stava facendovi le prove per i suoi prossimi concerti, e in senso lato, perché lo stadio, da sempre, è il luogo per eccellenza dove il pubblico assiste ad uno spettacolo.
- La bara in mezzo al pubblico è un altro elemento che diverge da stilemi a cui altre cerimonie ci hanno abituato. Non è circondata da un'aura di sacralità ma semplicemente posta sotto il palco, quasi a dire che la morte non è lontana, un evento remoto, ma vicina, tangibile (tanto che la bara viene toccata anche durante le esibizioni degli artisti presenti).
- Quali funzioni possiamo attribuire a questa cerimonia? Essa aiuta a rielaborare a tempo di record un lutto collettivo e a fissare nella memoria una precisa immagine del defunto. Contribuiscono a dare forza a questo processo gli spazi allestiti per dare l'opportunità ai fans di lasciare un ricordo (gli schermi ma anche il sito web ufficiale) consentendo alla perdita di radicarsi nella vita di ciascuno: Jackson era uno per tutti ma ciascuno ha il suo ricordo di lui.

Questi elementi mi spingono a leggere un continuo rimando fra l'uomo Michael e il mito, così come era accaduto durante la vita dell'artista che si gettava in pasto ai media accusandoli poi di avergli sottratto la privacy.

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