sabato 31 ottobre 2009

Pervasività mediale

L'altro giorno me ne sono uscita con una strana espressione che abitualmente non appartiene al mio vocabolario. Non me la ricordo ma è singolare che io ne abbia spiegato la ragione a partire da un'espressione abituale in Facebook.
Sono innumerevoli le frasi e i modi di dire che sono stati coniati a partire dal vocabolario dei media. Però un conto è usare quelle che da cinquant'anni a questa parte sono diventate di uso comune perchè la televisione, la radio o la stampa li hanno fatti circolare, un altro è essere attivi agenti della trasformazione linguistica.
In questo senso la distinzione fra "nativi digitali" e "immigranti digitali" si può tradurre nel fatto che chi è un immigrante avverte la differenza fra il prima e il dopo, mentre i nativi sono quasi assuefatti dalla saturazione mediale che non avvertono le sfumature e l'importanza di queste contaminazioni. Molto spesso quando faccio lezione all'università ho questa sensazione: che quello che per me è straordinario per gli studenti non sia altro che normale, scontato e in fondo quasi banale.
Per questo sarebbe davvero opportuno avviare dei progetti di educazione ai media, non solo per insegnare un corretto uso, ma anche per rendere consapevoli (oggi che si può e che non si tratta più di usare la televisione per favorire l'alfabetizzazione come è stato negli anni Sessanta) del passaggio straordinario che stiamo vivendo.

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