mercoledì 16 dicembre 2009

Internet: fra regole ed educazione

Si parla molto, in questi giorni, di regolamentazione di internet e dei suoi contenuti. Com'è nello stile di questo blog non voglio addentrarmi nelle pieghe dei fatti di cronaca ma piuttosto offrire una chiave di lettura trasversale.
Il primo aspetto che vorrei sottolineare è che l'esercizio del dissenso o del consenso da parte dei privati cittadini non è una novità: i volantini realizzati in proprio e i ciclostile fanno storia da questo punto di vista. Ciò che cambia rispetto a questi con internet è la visibilità e la distribuibilità dei contenuti. Grazie alla sua infrastruttura la rete può consentire potenzialmente (e tra dire e il fare c'è parecchia strada) la medesima visibilità al contenuto generato da un utente, ad un sito aziendale e a un quotidiano online, solo per fare alcuni esempi.
Secondo, come ben sottolinea Castells in Galassia Internet, da Arpanet fino al World Wide Web la rete è nata in modo collaborativo e si è sempre ritenuta possibile un'autoregolamentazione da parte degli utenti che avrebbero eliminato errori e lasciato al margine movimenti violenti.
Aggiugiamo poi il fatto che molto spesso applicazioni divenute famose come Google o Facebook sono nate come start up di progetti che si sono progressivamente strutturati con l’aumentare degli utenti e il sorgere dei problemi.
Tenendo insieme questi tre elementi mi sento di individuare nell'educazione ai media la strada per giungere ad una moderazione dei contenuti. Educazione dei governi che devono elaborare leggi sovrannazionali per la gestione della rete, pena il rimanere invischiati nella diversità delle leggi locali. Educazione degli stessi gestori di social network e applicazioni perché contribuiscano a controllare e rimuovere rapidamente gli abusi. Infine, ma non per importanza, educazione degli utenti per responsabilizzarli sull'importanza e le conseguenze delle loro azioni anche in rete.

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