venerdì 15 gennaio 2010

La sottile linea d'ombra

Avevo tanti argomenti su cui scrivere un post ma poi ieri sera sono andata a vedere "Public Enemies" e mi si è aperto un mondo.
No, non voglio fare un panegirico su Johnny Depp, che pure in questo film appare particolarmente affascinante, nè sulla romantica e struggente storia d'amore raccontata o sul rapporto fra un delinquente gentiluomo e la filosofia dell'FBI per cui il fine giustifica i mezzi. Piuttosto voglio sottolineare la rappresentazione che la pellicola dà dei mass media.
In diversi passaggi si nota il loro ruolo crescente come strumento di informazione ma anche di costruzione dell'immagine. In particolare all'inizio del film, quando il capo dell'FBI J. Edgar Hoover viene accusato di aver costruito la sua reputazione a suon di articoli e non di indagini sul campo, e, successivamente, quando si invita con un filmato proiettato al cinema prima del film a guardare in sala per controllare che il noto rapinatore John Dillinger non sia fra gli spettatori.
Siamo negli anni Trenta, i mass media stanno prendendo piede e per interpretare un tale fenomeno si sta elaborando la teoria ipodermica in cui ad essi viene attribuito il potere di influenzare i comportamenti delle persone con un meccanismo di causa-effetto. Il film non cade in questa trappola ma sottolinea il sottile filo che separa la realtà dalla sua rappresentazione, come quando, durante uno dei suoi arresti, Dillinger viene intervistato come una star.
Di essi si mette dunque in luce l'ambiguità, sintetizzabile in una domanda alquanto appropriata anche per il giorno d'oggi: mezzi di propaganda o narratori della realtà?

1 commento:

nino p. ha detto...

entrambi... dipenda da chi e come