martedì 12 gennaio 2010

Tutte le emozioni che vuoi

Quando ero una giovane e ingenua studentessa al liceo scrivevo tutti i giorni qualche bel bigliettino alle mie amiche del cuore, generalmente compagne di classe. Tema ricorrente: pene e delusioni d'amore. Primo giorno: "Oggi all'intervallo X mi ha guardato, dici che sarà un buon segno?" Secondo giorno: "Oggi ci siamo anche parlati...è amore". Terzo giorno: "Depressione totale, si baciava con un'altra". L'incomunicabilità adolescenziale con l'altro sesso trovava il suo necessario bilanciamento nell'ipercomunicazione con le amiche o con i rari migliori amici maschi. Anche al di là delle proprie intenzioni: oltre ai propri piaceri e dolori amorosi oggetto delle conversazioni erano i fatti e misfatti altrui.
Ieri, mentre guardavo di soppiatto la puntata del GF fingendo di lavorare, ho proprio pensato che quest'anno ciò che attira l'attenzione del pubblico è l'immaturità sentimentale all'interno della casa dei suoi protagonisti che ha come conseguenza indiretta (Vico direbbe "eterogenesi dei fini") il fatto di prendersi troppo sul serio. Hegelianamente gli opposti coincidono. La mancata contestualizzazione dell'esperienza che stanno vivendo o forse l'eccessiva consapevolezza di essere in un mondo finzionale, li fa stare in un limbo in cui un bacio vuol dire amore e il giorno dopo non vuol dire più nulla. Non sanno decidere se lasciarsi andare del tutto o se stare sulla soglia ad osservare quanto accade.  Le telecamere non più sono trasparenti (se lo sono mai state): non a caso, a differenza di altre edizioni, non si è visto sesso ma solo un ampio ventaglio di flirt con alcuni eccezionali sentimenti autentici (o presentati come tali).
Quest'ondeggiamento subacqueo al pelo della superficie è colto emblematicamente da Alessia Marcuzzi che ad ogni evento, lite, pianto o RVM mostrato chiede "Quali sono le tue sensazioni?". Sensazione, qualcosa che scivola sulla pelle e che lascia l'abbozzo di quello che sarà un sentimento o una riflessione. Astutamente, i protagonisti non vengono aiutati dagli autori a comprendere cosa provano, ma si insiste sull'immediatezza del loro sentire e delle reazioni che scatenano fulmini di Giove o fiumi di lacrime.
Dopo tanti tentativi di creare situazioni, che con la composizione di personalità di quest'anno non si generavano, forse gli autori hanno trovato la chiave per creare un vero e proprio melodramma televisivo: non una presenza giocosa sullo schermo ma un potente generatore di esperienze effimere. Proprio come recita il claim: "Tutte le emozioni che vuoi".

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