lunedì 31 maggio 2010

Il futuro che non c'è

Essendo nata nel 1980, i ricordi più nitidi della mia storia personale risalgono alla metà degli anni Ottanta, mentre per avere memoria degli eventi storici e sociali devo scivolare qualche anno dopo, all'inizio degli anni Novanta. Piazza Loggia, il rapimento di Moro, Ustica, la strage alla stazione di Bologna o gli Anni di Piombo sono rimasti per me paragrafi mai studiati sul libro di storia o nomi citati dai telegiornali per ricordare processi mai terminati o ricorrenze, come è successo qualche giorno fa quando sono stati commemorati i 36 anni dalla strage di Piazza della Loggia.
Nomi, come quelli delle vittime, mai dimenticati ma in fondo mai veramente ricordati. Fatti che solo ultimamente hanno cominciato a sollecitare la mia curiosità. Sarà stato forse il fatidico passaggio dei trent'anni, ma da qualche mese ho iniziato a chiedermi in modo ricorrente cosa ci fosse prima della storia che ricordo, quella storia in cui i miei genitori si sono formati e che attraverso loro ha formato me. Non potrei pensare a mio padre senza pensare all'impegno politico e civile, alla riflessione sociale e al desiderio di migliorare la società in cui viveva, frutto certamente della sua sensibilità ma anche del clima degli anni Sessanta e Settanta. Forse abbiamo avuto fretta di ricucire quelle ferite, di mettere la parola fine al dolore, alla destabilizzazione sociale, alla paura. Motivi comprensibili, ma forse è giunto il momento di concludere la rielaborazione del lutto e di togliere i lenzuoli su quei cadaveri, aprire il cassetto dei ricordi e conoscere.
Mi ha molto colpito una frase che ieri ha detto Benedetta Tobagi, la figlia di Walter Tobagi, in una trasmissione televisiva dedicata a quegli anni e ai famigliari delle vittime (e chiaramente collocata in un improbabile orario): non solo, diceva, hanno sottratto mio padre alla mia famiglia, ma hanno sottratto un futuro possibile all'Italia.
In questi giorni me lo chiedo spesso: come sarebbe il nostro presente se tante persone brillanti e capaci non fosserso state sottratte al futuro? E cosa succederebbe se oggi rispolverassimo quegli anni, se usassimo i media seriamente come strumento di informazione e di conoscenza?

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