mercoledì 2 giugno 2010

La privacy di Facebook

Che la privacy degli utenti sia uno dei pensieri ricorrenti di Marc Zuckerberg mi pare sia abbastanza chiaro. E' la seconda volta infatti nel giro di pochi mesi che il celebre social network cambia le impostazioni semplificandole e rendendole più chiare, mesi in cui non poche discussioni e preoccupazioni si sono sollevate.

 

Nella pagina di spiegazioni ci sono diversi elementi interessanti. In primo luogo vorrei sottolineare il fatto che si siano accorti che la lingua italiana abbia una terminazione differente per il maschile e il femminile. Sembrerà banale, ma per una donna vedere "sei stato taggato" o "sei stata taggata" fa una certa differenza. Questo ci dice molto sull'attenzione alle localizzazioni del social network soprattutto considerando l'elevato numero di utenti che ci sono nel nostro Paese.
In secondo luogo si può sottolineare che alcune parti dei profili (le "informazioni di base") sono state rese di default pubbliche per consentire la ricerca e l'identificazione degli amici "del mondo reale". Questa decisione riporta la mission di Facebook alle origini in modo netto e la distingue dagli altri network virtuali: ha lo scopo di far incontrare le persone che si conoscono già e che per questo devono riconoscersi nei profili online.


Il terzo elemento da mettere in evidenza è il fatto che la scelta di rendere chiara a tutti la gestione della privacy corrisponde all'ingresso nel network di un numero sempre maggiore di utenti che non hanno competenze specifiche e che hanno un approccio forse meno preoccupato di tutelare i propri dati personali. Resta ancora da capire come alfabetizzare a questi temi le giovani generazioni, un aspetto che non penso si possa risolvere in una paginetta di spiegazioni ma che vada inserito in un processo più ampio di educazione all'uso della tecnologia.
Per concludere, una nota da studiosi dei nuovi media: questa continua interazione fra soggetti istituzionali, utenti e tecnologia conferma ancora una volta, a mio modesto parere, che ci troviamo di fronte ad una serie di realtà fluide, artefatti a metà strada fra materia e cultura in cui possiamo osservare in tempo reale un processo di modellamento sociale della tecnologia.

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