giovedì 21 ottobre 2010

Dieci anni di Internet

Va un po' da sé che, poiché sono nata nel 1980, la ricorrenza delle mie decadi sia la medesima che scandisce il secolo. La cosa semplifica certamente i conti: infanzia negli anni Ottanta, pre e post adolescenza negli anni Novanta e così via.
Ogni volta che si parla di decadi faccio sempre questo conto. Lo stesso che ho fatto ieri sera durante la serata organizzata per festeggiare i 10 anni di Digital PR, agenzia con cui ho avuto il piacere di condividere un anno di lavoro. L'aperitivo è stato arricchito da una tavola rotonda che ha istituito un parallelo fra i primi 10 anni dell'agenzia e cosa fosse successo in internet nello stesso periodo. Ragionare per decadi ha il pregio di farci concentrare sulle cesure importanti e su un periodo abbastanza lungo per poter cogliere alcuni mutamenti di dimensioni macro.
La tavola rotonda, moderata da Federico Ferrazza, ha visto la presenza di Paolo Ainio, Enrico Gasperini, Frieda Brioschi, Stefano Maruzzi e Luca De Biase (qui i dettagli). Ciascuno dei relatori ha portato il proprio punto di vista sulla questione: imprenditoriale (Ainio, Gasperini e Maruzzi), dalla parte dei media (De Biase) e, non ultimo, del non profit e di un fenomeno come quello di Wikipedia (Brioschi).
Mi è dispiaciuto che non sia stato invitato anche uno studioso (sociologo o filosofo della rete o dei nuovi media) per spiegare come sia cambiato l'approccio alla rete da parte degli utenti.
Da questo punto di vista di cose da dire ce ne sarebbero a migliaia, con dati, ricerche, pubblicazioni. Ma non è questo il luogo.
Mi soffermo solo su qualche suggestione. Torniamo con la mente al 2000 o al 2001 nel nostro Paese. I blog erano appena appena nati, i motori di ricerca si contendevano il mercato (ieri sera è stato citato Arianna), nasceva nel 2001 Wikipedia (ma probabilmente pochi se ne accorsero) c'erano alcuni siti personali e aziendali. Usavamo la posta elettronica, facevamo qualche ricerca e la connessione privata era prevalentemente a consumo. Tendenzialmente usavamo pseudonimi e guardavamo la rete come a qualcosa di nuovo da esplorare (non a caso molti testi scientifici usavano i termini tipici della frontiera e della conquista), era un mondo quasi altro. Oltre alla posta elettronica si parlava di chat, MUD, forum, qualcuno forse ancora delle BBS. I filosofi e i sociologi pensavano alla contrapposizione fra reale e virtuale, il concetto di virtuale di Deleuze veniva riproposto ad ogni dove insieme a quelli di deterritorializzazione e di rizoma.
Torniamo a oggi. Usiamo tranquillamente (almeno in linea di massima) i nostri nomi, la rete diventa oggetto di discorso e luogo in cui coltivare le relazioni di tutti i giorni. E' un mondo integrato nel tessuto socio-culturale, in modo differente però in base alla cultura, alla professione, al territorio geografico (e alle sue infrastrutture), all'età e alla fascinazione che si subisce ad opera della tecnologia. Accanto a questo ci sono fenomeni di forte resistenza all'innovazione tecnologica così come sacche di analfabetismo di ritorno e di analfabetismo digitale (che ieri De Biase ci ha giustamente ricordato). E' il mondo degli utenti, a cui le aziende si rivolgono. Condivido la preoccupazione di avere dati e numeri (quanti italiani su Facebook, quante ore trascorrono, etc.) ma anche le loro abitudini e i loro profili. E' questa la sfida che affascina chi si avvicina alla rete non solo come strumento e come medium di uso personale ma come oggetto da studiare. Una ricerca che troppo spesso rimane ai margini, confinata nelle università e nei libri. Personalmente mi auspico che con i prossimi dieci anni si possa anche compiere un passo in più verso il dialogo e l'integrazione dei saperi.

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