venerdì 5 novembre 2010

La sottile linea rossa fra internet e web

Era inevitabile in questi giorni fare un passaggio allo IAB Forum. Ebbene, in questa mattina nebbiosa di novembre liberiamoci degli stand e dei gadget per andare al succo di una questione che mi sembra centrale.
Chris Anderson, attesissimo ospite della manifestazione, è tornato ancora una volta sulla provocazione che aveva lanciato quest'estate quando aveva sentenziato che il web fosse morto.
Smussati gli angoli di questa convinzione per renderla digeribile anche a noi italiani che non siamo propensi alle cesure drammatiche, il nodo della questione si concentra sulla distinzione fra internet e web.
Sebbene infatti i due termini siano spesso usati come sinonimi (anche dalla sottoscritta!), essi sono in realtà differenti poiché internet è ciò è nato negli anni della Guerra Fredda (sintesi barbara di cui chiedo venia) come rete che consente l'interconnessione di computer. Il web è stato ideato da Tim Berners-Lee nel 1993 come modalità di navigazione in internet.
Il ragionamento di Anderson è che nel momento in cui si usano delle apps non si utilizza il web (e quindi l'architettura ipertestuale) ma internet, ci si appoggia, cioè, all'infrastruttura che ci consente di accedere a distanza a servizi e contenuti.
Se negli States il web sembra veramente prossimo alla sepoltura, in Europa appare ancora vivo. Sarebbe interessante indagare le ragioni per cui questo accade. Così a occhio possiamo dire che forse in Europa lo sviluppo infrastrutturale e la fidelizzazione alla tecnologia (nonchè al cambiamento) sia più debole e che quindi persistano modalità di fruizione della rete consolidate che si sovrappongono con quelle più recenti. Osando un po' si potrebbe contrapporre un approccio service-oriented ad uno olistico: nel primo si mira direttamente al servizio, fruendolo anche da diversi devices, mentre nel secondo la rete si precepisce come un tutt'uno a cui accedere tramite un browser passando da un sito all'altro.
Certamente nel primo approccio è più semplice integrare la logica di fruizione freemium, che secondo Anderson costituirà uno sviluppo del business digitale, quella di offrire servizi base gratuiti su cui innestare la proposta di servizi premium a pagamento. Si tratta di una sfida culturale e non solo economica, poiché coinvolge la modalità di fruizione della rete e quindi anche il modo di intenderla e di esserne alfabetizzati. 

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