domenica 14 novembre 2010

Paola e il precariato (post molto personale)

In tanti ne stanno parlando in rete, come non accorgersene? Tante voci si sono affollate sul caso di Paola, giornalista del Corriere della Sera in sciopero della fame per la sua condizione di precaria. Su Macchianera, FriendFeedFacebook e Twitter potete trovare molti link per approfondire la vicenda ed espressioni di solidarietà, mentre sul suo Tumblr trovate il racconto dello sciopero. Io personalmente preferisco non esprimermi direttamente sulla questione perchè è troppo delicata nei suoi risvolti umani e professionali e non riesco e tenere conto di tutti i fattori in gioco.

Esprimo la mia solidarietà a Paola, mi auguro che venga assunta ma che soprattutto smetta lo sciopero della fame, la salute viene prima di tutto. Da appartenente alla categoria dei precari (se così si può definire) mi viene da dire che potrebbe essere una buona occasione per far notare un problema vero, che attanaglia l'Italia divisa fra crisi, arretratezza e desiderio (o pretesa) di innovazione.

Io non ho molti anni di precariato alle spalle (2 e mezzo se escludiamo i tre con borsa di dottorato) e in fondo amo fare tanti lavori diversi, tenere un piede in università, uno nel giornalismo e poter fare collaborazioni con altri soggetti. Quello che non funziona è che in Italia se non puoi permetterti la partita Iva (e io per esempio con quello che guadagno non posso e devo tirare avanti a contratti a progetto e collaborazioni occasionali) ti scordi qualsiasi cosa. E' questo il limbo che uccide i precari e che rende così insopportabile la nostra condizione.

Mi auguro, quindi, che il peso della rete sia tale da muovere le istituzioni. E' una bella sfida, ma se davvero internet è nella vita di tutti i giorni come scriviamo nelle ricerche, se la gente lo usa come una risorsa e una fonte di informazione è la volta buona di dimostrare che non lo è solo per divertimento, ma per una convinzione che sia un circuito di diffusione delle informazioni alternativo, di espressione di idee e di mobilitazione reale.

Ciò che serve ai precari sono battaglie di ideali ma anche di concretezza, come garanzie previdenziali (accumulare i propri contributi di progetto in progetto in modo da formare una pensione, la malattia, - perchè no - la maternità) e professionali (il riconoscimento di una crescita lavorativa, di un ruolo, di una qualità nel lavoro). Non sono idee rivoluzionarie nè particolarmente geniali ma troppo spesso focalizzarsi sulla contrapposizione fra precariato vs tempo indeterminato porta solo a circoli viziosi da cui non si esce.
Certo la prima mossa va fatta da chi vive sulla propria pelle questa condizione: io, mea culpa, non mi sono mai per esempio rivolta ad un sindacato nè a un legale del lavoro.
Se non si giungesse a mobilitare le istituzioni sarebbe un buon passo in avanti se dalla vicenda di Paola emergessero un vissuto comune e la convinzione che si può agire, premessa necessaria per poter poi procedere a iniziative concrete.

3 commenti:

Roberto aka postoditacco ha detto...

Concordo. Non sono precario ma non escludo che un domani possa trovarmi anch'io in difficoltà da un punto di vista lavorativo.

Solidarizzo con i precari di tutte le categorie, pur non condividendo le forme estreme di protesta - come ho detto anche a Paola che è una carissima amica.

Ci lamentiamo tanto dei limiti dei media tradizionali ma non facciamo abbastanza affinché quelli digitali diventino una alternativa credibile, confinandoli a terra di cazzeggio e markette.

Abbiamo per le mani un potente strumento di comunicazione ma lo sfruttiamo poco e male.

Il paradosso - ma neanche più di tanto - è che il mondo dei media, quello che dovrebbe fare da volano delle informazioni e stimolare gli ecosistemi conoscitivi di tutti i cittadini, è forse quello che oppone maggiore resistenza a questo tipo di cambiamento.

Io sono convinto che se ci saranno dei cambiamenti in futuro, sarà proprio grazie al raggiungimento della maturità dei media digitali come fonte di informazione, altrimenti...nisba!
Ciao Elisabetta :)

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Elisabetta ha detto...

ciao Roberto, grazie per il tuo commento e scusa per il ritardo nella risposta :)
ci vorrà ancora un po' perchè i media digitali maturino nella loro proposta come media alternativi, qualche segnale c'è già e se ci faremo trovare pronti quando arriverà questo fatidico momento, potremo cercare di sfruttare positivamente tutti questi anni di faticosa gavetta precaria...