venerdì 12 agosto 2011

La sicurezza online dei blogger: una ricerca

Non è certamente il momento migliore, perchè vi immagino già proiettati verso la grigliata di Ferragosto, ma ho in mente da qualche giorno di scrivere questo post molto accademico con il quale cercherò di facilitare il vostro sonnellino pomeridiano (ammesso che ci sia ancora qualche lettore superstite).

Grazie a un post di Fabio Chiusi su La Valigia Blu, sono venuta a conoscenza della ricerca "Online Security in the Middle East and North Africa. A Survey of Perceptions, Knowledge, and Practice" condotta presso il Berkman Center dell'Università di Harvard da Robert Faris, Hal Roberts, Rebekah Heacock, Ethan Zuckerman, Urs Gasser.
La ricerca, condotta nel maggio 2011 e diffusa ad agosto, è stata finalizzata a studiare la percezione dei blogger riguardo ai rischi online e alle contromisure prese per la propria sicurezza online, includendo come devices di accesso sia internet che il telefono cellulare e i social network accanto ai blog. Non mi soffermerò in modo particolare sui risultati quanto piuttosto su alcune sollecitazioni che pone alla pratica di ricerca. 
Come gli stessi autori sottolineano, la ricerca è stata condotta nel pieno della primavera araba e tocca un tema caldo dei movimenti di rivolta, ossia la censura e le eventuali azioni di minaccia condotte verso i blogger. In questione, quindi, non è il rapporto fra blogging e movimenti politici e sociali quanto piuttosto la percezione, l'esposizione al rischio e le contromisure prese:
In the survey, we address the respondents’ perceptions of online risk, their knowledge of digital security practices, and their reported online security practices. The survey results indicate that there is much room for improving online security practices, even among this sample of respondents who are likely to have relatively high technical knowledge and experience. [grassetti miei]
Prima di entarre nel merito dei dati vorrei fare un breve cenno alla metodologia che mi sembra particolarmente interessante. La blogosfera è ampia, ci sono innumerevoli motori di ricerca e liste di blog, ma la selezione e la scrematura comporta un notevole impiego di tempo e costi, che non sempre sono a disposizione. La soluzione trovata dai ricercatori è stata in questo caso quella di appoggiarsi al sito Global Voices Online e stilare con il team dello stesso una lista di blogger a cui inviare il questionario. La scelta di Global Voices Online è stata dettata non solo dal fatto che è nato in seno alla stessa università che ha condotto la ricerca, ma anche perchè è un progetto centrato sui citizen media e mira a farli conoscere.
The bloggers linked to by GVO tend to write about politics, political freedom, Internet freedom, and international affairs, among other topics. This sample represents a more highly educated and more experienced set of Internet users than the general population of users. This group is likely to be significantly better informed about the risks of online activity and behavioral practices that will increase online security. They are also more likely to be politically active and have international connections. This is particularly true for the time period of the study given the intense international attention that was being paid to the political events in the region. [grassetti miei]
Mi sembra che procedere in questo modo sia una scelta molto convicente perchè consente di arginare in modo motivato il problema della selezione dei blog e l'individuazione di blogger sensibili e potenzialmente colpiti dalle tematiche in oggetto. Da qui si ricava una preziosa indicazione di ricerca che consente di ottimizzare le risorse senza perdere in scientificità: avere ipotesi ben focalizzate e predisporre una metodologia mirata a costruire il campione in modo rigoroso ma senza un'eccessiva spesa di tempo e denaro. Il fattore tempo è ancora una volta fondamentale: analizzare gli stessi temi fra un anno avrebbe ancora senso, ma forse farebbe perdere la presa diretta su alcune situazioni che nel tempo potrebbero essere smarrite o soggette ad una sedimentazione nella memoria e nei discorsi sociali molto più consistente.
Come la prima delle due citazioni riportate fa notare, esistono ampi margini di miglioramento delle pratiche di sicurezza online poichè a un'elevata percezione del rischio non corrispondono precauzioni efficaci. Di seguito riporto alcune tabelle estrapolate dal report completo:



Come si può vedere dalle due tabelle riportate, l'esposizione a rischi dichiarata è elevata, ma la motivazione principale che guida la scelta di un servizio di blog è la facilità di poterlo personalizzare e non la tutela dei propri dati. Analogamente, numerosi blogger si espongono in prima persona usando il proprio nome completo e altri dati sensibili:



Nei campi a risposta aperta, numerosi blogger hanno indicato l'utilizzo di tattiche di mascheramento dei propri contenuti, attraverso, per esempio, l'adozione di un linguaggio ambiguo.
Se, dunque, i blogger cercano di essere cauti verso i propri contenuti pubblici, non lo sono rispetto alla condivisione dei propri dati privati da parte dei gestori dei servizi. Usando le parole dei ricercatori stessi:
Further research would be needed to better understand how users conceptualize the
difference between privacy settings, which shield their information from the prying eyes of the general public, and data sharing policies, which represent a substantially different,
though potentially no less deleterious, infringement of user privacy. [grassetti miei]
Questa nota individua chiaramente due livelli di privacy entrambi essenziali, ma che non sempre vengono esplicitamente tematizzati sia nelle pratiche di ricerca che nelle consuetudini di utilizzo di blog e social network: quello dei dati rivolti al pubblico dei potenziali lettori e quello dei dati che si potrebbero definire di "backoffice" che ci vengono richiesti per la gestione del servizio o che vengono archiviati estrapolandoli dalla nostra attività online.

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