lunedì 10 ottobre 2011

Considerazioni (serie) sulla BlogFest. Ovvero quel che resta dei blog.

L'avevo promesso: alle considerazioni frivole ne sarebbero seguite altre più serie sulla BlogFest. Di discorsi ce ne sono già stati tanti, a giudicare dalla rassegna stampa e internet.
Provo a riassumere i primi ragionamenti che ho provato a fare, in forma ancora molto abbozzata e con molti rilanci interrogativi.
La prima cosa che mi ha colpito, da studiosa dei blog, è stata l'equiparazione di siti e blog ai Macchianera Blog Awards 2011, con blog nicchia che hanno vinto accanto a siti istituzionali, certo una conseguenza (anche) delle votazioni molto ampie e in qualche modo "popolari", se consideriamo che oltre 17.599 sono stati i votanti. Se quindi, come mi ha detto Gianluca Neri, il la parola blog è morta, non è morta la sua funzione: le persone che desiderano condividere il proprio stream quotidiano sono migrate sui social network, Facebook in particolare, più facili da usare, mentre coloro che desiderano mantenere un taglio di opinione o giornalistico, sempre per citare Gianluca Neri, si tengono il blog. Possiamo quindi dire che l'area semantica della parola blog si è estesa e ristretta allo stesso tempo: da un lato la funzione diaristica/narrativa si è espansa sui social network, dall'altro si è concentrata sul taglio di opinione. Si tratta di strumenti diversi con forme di gestione differente: i social network consentono di gestire in modo flessibile la propria visibilità e la frequenza di aggiornamento, mentre sul blog c'è una maggiore possibilità di conquistarsi un pubblico, ampio o di nicchia, con cui condividere i propri interessi. Direi, quindi, che la blogosfera (se esiste e se si può definire tale) ha raggiunto un deciso livello di assestamento anche in Italia. 
E Twitter, strumento tanto usato proprio alla BlogFest? Si colloca a mio avviso a metà: consente di scrivere aggiornamenti veloci, da cui non si ricava un vero e proprio diario, ma al contempo si premia l'opinione tagliente, condivisibile e/o contestabile, commentabile. Le mezze stagioni, insomma, dentro e fuori dal web non sono più di tendenza. Anche questo mi sembra un dato degno di nota: come ha  evidenziato Jacopo Tondelli de LINKiesta, il web (finalmente!) non è più solo il post delle frivolezze e delle notizie brevi ma anche degli approfondimenti e degli articoli d'opinione.
Chiudo, per ora, con un'ultima considerazione, che si ricollega allo slogan della BlogFest che è stata una "bella festa. Una gita di classe". Ora, se c'è una gita di classe c'è anche una classe che va in gita, se la logica non mi inganna. Se c'è una classe, cosa la definisce? Non certo la condivisione di uno spazio fisico quanto piuttosto (almeno in parte) virtuale (ma non chiedetemi di approfondire ora il concetto di virtuale: potrebbe uscire una Treccani) che alimenta le connessioni.
Mi spingerei a dire che una parte degli utenti che si muovono in rete sta assumendo una fisionomia definita che si può ricondurre ad alcuni  tratti (ne cito solo alcuni ma sono certa che siano pochi): la condivisione di un circuito di cultura non mainstream, la ricerca di fonti d'informazioni critiche, il desiderio di poter dire la propria e di non accontentarsi di utilizzare la rete come serbatoio di risorse ma di farsi promotori di iniziative per la rete e non solo. D'altra parte, a dispetto di tanti discorsi che talvolta ritornano, sono convinta da sempre che stare in rete sia più di nutrire un hobby o di fruire semplicemente degli stessi servizi in maniera flessibile e accessibile 24/7 ma che, in virtù della sua natura ibrida fra artefatto e prodotto culturale e del fatto che sia un medium, sia parte integrante della vita quotidiana senza scissioni dualistiche.
Certo, si può fare di più e, attenzione, non penso solo/necessariamente a una mobilitazione politica, ma del risveglio di un tessuto sociale assopito e sfilacciato. Sognarsi una "primavera italiana" credo sia idealistico, piuttosto mi aspetterei la presa di coscienza, dentro e fuori dalla rete, dell'esistenza di un valore reale di almeno una parte di quello che accade online, e non solo un'alternativa gratuita o di serie b rispetto agli altri canali di comunicazione.

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