venerdì 30 dicembre 2011

Blog. Alla riscossa?

Proprio mentre la mia attività neuronale stava per essere anestetizzata da dosi eccessive di panettoni e cioccolatini, ecco che mi basta un breve passaggio su Twitter per risvegliare in un batter d'occhio l'istinto riflessivo. Ma questo è il bello dei social network, e soprattutto di Twitter: veloci, accessibili 24/7 e utilizzabili per aggregare contenuti da fonti diverse. Il dibattito che anima la blogosfera e non solo, ben riassunto dallo storify di Giovanni, è l'annosa questione sulla sopravvivenza o la morte definitiva del blog.
Guarda caso sto scrivendo proprio in queste settimane sull'argomento per concludere un lavoro che da troppo tempo giace incompiuto.
Risveglio allora il blog per dire due parole sulla questione con il taglio che mi compete, mi sembra il minimo visto che ci troviamo in un blog che dovrebbe parlare di blog.
Avevo già provato a scrivere qualche considerazione sulla blogosfera a margine della BlogFest, le trovate qui. Ho letto i diversi contributi sull'argomento scritti in questi giorni, che trovate sia nello storify sopracitato sia con una semplice ricerca su Twitter con #risorgiblog.
Vorrei partire con una breve, e non esaustiva, definizione delle caratteristiche di blog e social network, essenziale a mio avviso per rispondere alla domanda di partenza.
Detto in termini essenziali, un blog è un sito web in cui pubblicare in modo disintermediato contenuti di vario genere. Ha una struttura ormai canonica in cui l'ordine di pubblicazione è cronologico inverso e in cui compaiono alcuni sezioni specifiche (es: link, blogroll, archivi e widget di vario genere per essere sintetici).
Dei blog fa parte anche il mondo delle relazioni che si sono costruite attorno ad esso, ma in ordine cronologico e logico prima viene il contenuto, mentre nei social network avviene l'inverso, ovvero si parte da relazioni che poi vengono sostanziate da contenuti. Nel tempo è naturale che le dinamiche possano variare, che per esempio su Twitter si creino molte relazioni perchè si pubblicano contenuti interessanti, o che si mantengano le relazioni costruite sul blog, magari attraverso un social network, sebbene il blog non venga più aggiornato. 
Se rispetto il blog implica una gestione maggiormente onerosa in termini di tempo (sia per la scrittura che per la gestione operativa, questo almeno all'inizio e per la sua manutenzione periodica), i social network sono molto più immediati: pochi click e apri un profilo. Il blog è casa tua, ovvero lo gestisci come meglio credi, mentre l'utilizzo del social network è vincolato sempre in qualche modo alle scelte della piattaforma.
Come tanti hanno già osservato, il blog è ben indicizzato dai motori di ricerca e non ha limiti di spazio, mentre i social network sono sistemi che consentono una flessibilità di privacy (a dire la verità anche alcune piattaforme di blog) ma hanno limiti nella lunghezza dei contenuti (Twitter docet).
Detto questo, cosa succederà al blog? La mia idea, (arricchita anche da due conversazioni, una con Gianluca Neri e una con Luca Sofri), è che se la parola blog è morta, non è morta la sua funzione.
Risorgeranno, quindi, i primo luogo i discorsi che riguardano il blog dal momento che erano effettivamente scomparsi. A seguito della popolarizzazione della rete e di un assestamento della diffusione dei social network è probabile un acutizzarsi della targettizzazione delle piattaforme, anche rispetto alla funzione principale che ciascuna assolve. Certo, il nuovo Diario di Facebook getta scompiglio ma non credo che, per quanto esso riprenda le funzioni diaristico-narrativa-memoriale del blog, possa sostituirlo completamente.
La popolarizzazione della rete porterà, inoltre, complici i nuovi device come i tablet, ad un rafforzamento della lettura in rete, sia dei blog che dei quotidiani online.
In sintesi, quindi, a mio avviso il nodo della questione è che il blog risogerà perchè tornerà ad essere, con più compiutezza e consapevolezza di quanto è avvenuto in passato, uno spazio di racconto e di opinione, complementare ai social network che potranno assolvere in modo più rapido e flessibile la funzione di commento e condivisione dei contenuti, coinvolgendo anche coloro che non hanno un blog. In questo senso il termine blogger già da tempo ha acquisito questo significato, di colui che ha un blog e che con esso esprime una propria opinione su argomenti specifici. Non credo ci sarà, però un aumento significativo del numero di blog quanto piuttosto una loro progressiva profilazione per temi e argomenti e l'emersione di nuove figure accanto ai blogger consolidati. In ogni caso non è più possibile pensare alla blogosfera come ad un'entità separata quanto come ad una parte di un "arcipelago web", per citare Weinberger, in cui i collegamenti e le contaminazioni contanto tanto quanto i territori (affermazione con retrogusto deleuziano, lo ammetto).
Buona parte di questa partita verrà giocata anche dai social network e da come i loro continui cambiamenti verranno recepiti.
Vediamo se il 2012 ci porterà le risposte che attendiamo. Nel frattempo, buon anno a tutti!

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