Twitter negli eventi di crisi: un decalogo (a quattro mani)
La mia generazione (per ora) non ha attraversato guerre, ma si continua a morire e non solo per la naturale fine della vita. Ci sono
altri nemici da affrontare, non ultimo la terra che
trema. A suo tempo mi raccontarono che nella Prima Guerra Mondiale Ludwig
Wittgenstein scrisse parte del suo “Tractatus logico-philosophicus” sulle
cartoline che mandava alla famiglia dal fronte, magari è solo una leggenda, ma si sposa bene con la struttura
della sua opera.
Un esempio come tanti per dire che non è solo il mezzo che
conta ma anche il messaggio che contiene. De Kerckhove ci direbbe che siamo
nella fase in cui “il messaggio è il messaggio”, qualsiasi mezzo lo trasporti. Quindi
proviamo a fare due conti con il presente. Fra le innumerevoli opportunità
comunicative ci troviamo fra le mani Twitter, strumento con cui condividere emozioni,
informazioni e notizie anche nelle situazioni di emergenza. Ci si può divertire commentando le immagini che scorrono in tv ma può essere utile anche per diffondere le notizie provenienti da mondi lontani non coperte dai media tradizionali. Dal terremoto
de L’Aquila abbiamo imparato che anche qui in Italia ogni medium è
prezioso per fronteggiare le emergenze e che le istituzioni, talvolta, sono più lente ad
appropriarsi dei nuovi media. Del rapporto dei recenti terremoti e Twitter
si sono occupate diverse analisi (qui
e qui
alcuni esempi), mi sembra interessante provare a rilanciare la questione anche
in termini più ampi e progettuali puntando a quel nodo nevralgico che è la costituzione di una sfera pubblica online, anche di dimensioni minime, in cui il click diventa un'azione davvero significativa. Ovvero, possiamo come utenti dare una forma
attiva alla nostra presenza sui social network piegandola in forma eticamente responsabile?
Ho lanciato l’idea a Giovanni (che ringrazio per la disponibilità ad accettare le idee anche con tempi
stringenti) di stendere un “decalogo” per l’uso di Twitter durante gli eventi di crisi
raccogliendo anche molte delle istanze che circolavano su Twitter oggi e
sistematizzandole. Questa è la proposta che ne è emersa, naturalmente ogni integrazione è benvenuta:
- Tieni libero l’#hashtag della crisi per le comunicazioni veramente importanti. Dimentica per un po’ il self-branding.
- Prova a frenare l’emotività e a riflettere su quello che pubblichi.
- Fai retweet delle comunicazioni dopo averle verificate. Spesso basta fare qualche facile ricerca in rete.
- Non diffondere contenuti allarmistici. Le parole hanno un peso: usale con cura.
- Impara a distinguere le opinioni dai fatti. Per le opinioni c’è tempo.
- Cura le informazioni che leggi. Insegna agli altri come distinguere i contenuti e ricerca i canali ufficiali evitando i “si dice”.
- Condividi le informazioni utili per il primo soccorso e per l’organizzazione degli interventi.
- Se sei un brand o un personaggio famoso metti a disposizione il tuo profilo per messaggi che è importante diffondere.
- Dimentica Twitter e i social network: pensa anche a che cosa puoi fare di concreto per la crisi che si sta attraversando.
- Aiuta i media a diffondere le informazioni corrette e fai in modo che si parli “di quello che succede sul web” solo perché è stato concretamente di aiuto.
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4 commenti:
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