mercoledì 8 aprile 2015

Su FriendFeed, blog, innovazione sociale e tecnologica

Un giorno, quando studiavo canto, udendo le mie performance canore il mio insegnante mi paragonò a Ronaldo (non Cristiano ma questo qui, torniamo indietro di una quindicina di anni fa), perché alternavo picchi di talento a disastri (e il fatto che io non sia a calcare qualche palco dice che furono i disastri a dominare i risultati). Detto con le parole di Mafe de Baggis, fra "talento e tigna" quello che mi manca è di sicuro la tigna, il talento non so, lascio giudicare agli altri. Questo lungo giro per dire che mi ero ripromessa di promuovere il mio libro The Blog Up. Storia sociale del blog in Italia con post periodici e invece dall'ultimo è passato quasi un anno.

Ci sono però delle date che mi richiamano all'ordine e una di queste è la chiusura definitiva di FriendFeed domani, 9 aprile. Leggendo il materiale pubblicato in questo mese dai blogger mi piacerebbe scrivere un The Blog Up 2.0 (e chi lo sa che non possa essere possibile) perché è emerso tanto del vissuto che accompagnò il socialino (e la sua relazione con blog e blogger) in quegli anni. Di FriendFeed ho parlato anche nel libro inserendolo nella parte dedicata alle nuove pratiche di condivisione dei contenuti all'interno del capitolo quinto, dal titolo emblematico "Blog is not dead (2008-)".

Ma perchè FriendFeed è tanto importante?

Sicuramente perché il "social network dei social network" come l'ha definito Michele Boroni, ha cambiato la modalità di aggregazione dei contenuti fornendo un unico spazio dove seguire - letteralmente - una persona nei suoi percorsi digitali potendoli anche commentare. Alcune sue innovative funzionalità sono state poi integrate in Facebook che l'ha acquistato nel 2009 (il pulsante "like" proviene proprio da FriendFeed, come evidenzia Vincenzo Cosenza). 

La sua importanza risiede però nel fatto di essere un "social aggregator", dove la funzione di aggregazione sociale è determinante. Come scrive Enrico Sola, "FriendFeed, alla sua nascita, era il social network giusto al momento giusto: intercettava il desiderio da parte dei blogger di avere uno spazio condiviso (e non personale) di aggregazione e di discussione e intuiva che l’identità digitale di una persona non si sarebbe limitata al solo blog, ma avrebbe incorporato altri servizi/mondi". "Friendfeed è stato forse il Big Bang delle community social come le conosciamo oggi", evidenzia Luca Alagna. Questo passaggio è stato messo in luce in diversi post: da una comunità di blogger aggregati intorno a blog e da occasioni di incontro più sporadiche e selezionate (vedete il capitolo secondo del libro) si è passati a una comunità di blogger (e non solo) riunita in uno spazio comune in cui creare anche forme linguistiche comuni, abitudini, relazioni sociali positive e negative (trovate esempi di tutto ciò sempre nel post di Enrico ma anche qui).
A livello sociologico i discorsi che si svilupparono proprio dentro a FriendFeed, così come quelli che si sono sviluppati in questi giorni su FriendFeed, hanno contribuito a consolidare l'identità stessa dei blogger, della blogosfera e delle persone che hanno utilizzato il social network.

Seguire i contenuti, seguire le persone, creare insieme nuovi contenuti, come è successo nelle "stanzette", in cui si è creata anche la forma embrionale della social tv che oggi trionfa su Twitter.
FriendFeed unì il web 1.0 dei forum con il 2.0 dei blog e dei (futuri) social network.

Ma più che un epitaffio qui voglio provare a fare una riflessione da ricercatrice (trovate in questo post di Matteo Castellani Tarabini un insieme di articoli scritti sulla morte di FF, se navigate negli articoli e nei commenti ne troverete molti altri).

Applicando il paradigma che propongo nel libro quello del Social Shaping of Technology (qui su Wikipedia una sintesi dei suoi contenuti principali), possiamo dire che innovazione tecnologica e sociale non viaggiano su binari paralleli ma che continuamente si intersecano e convergono. FriendFeed offrì uno spazio tecnologicamente innovativo (come evidenzia Massimo Mantellini) che fece da supporto allo sviluppo di relazioni sociali diversificate e complesse. In più post viene evidenziato che FriendFeed fu il social network dove si svilupparono amicizie, amori, flame, inimicizie e relazioni d'odio. Trovarono spazio anche esperimenti (diversi articoli ne parlano, qui un paio di esempi). Una complessità degna di qualsiasi comunità online o offline essa sia. La relazione online e offline (sottolineata da Giuseppe Fraccalvieri) è un altro punto che occorre mettere in evidenza e che percorre anche tutto il mio libro: al di là della retorica facile (vecchia, ma purtroppo sempre ricorrente) della dicotomia virtuale/reale, le relazioni online nutrono e alimentano quelle offline e viceversa, perché quello che conta è la relazione e non (solo) il luogo in cui si crea o viene fatta crescere.

FriendFeed è stato anche un social network di nicchia, frequentato da un numero circoscritto di internauti e specificamente profilato, opposto per certi versi a social network che io amo definire "generalisti" come Facebook. Forse le nuove Facebook Rooms vanno in questa direzione, ampliando ancora di più il numero di strumenti di comunicazione che Facebook integra al suo interno. Forse è proprio la nicchia quello che manca a Facebook rispetto a FriendFeed perché lì troviamo tutti (o quasi), dalla mamma alla vicina, dagli amici ai colleghi, mentre FriendFeed è sempre rimasto (e da qui con tutta probabilità la sua fine) dominio di pochi.

Da ricercatrice, infine, un obituary, va alla perdita di parti della storia del web che sarebbe bello conservare, su cui sarebbe bello poter fare ricerca in futuro (per la cronaca, qui istruzioni su come scaricare lo stream). La chiusura di FriendFeed mi fa ricordare quella di Splinder, di cui conservo ancora come un cimelio storico della mia tesi di dottorato il mousepad a forma esagonale che mi diedero a un evento.

Infine, mi sembra interessante notare come davvero - per il momento - i blog resistano al tempo come forma di pubblicazione consolidata e con delle caratteristiche ben precise, nonostante in tanti ne abbiano predetto più volte la morte.




Nessun commento: